La brocca rotta
di Carmelo La Carrubba

 

Se “Edipo” era l’investigatore di un incolpevole “sé stesso”, ne “La brocca rotta” di Heinrisch von Kleist il protagonista, un giudice, è l’investigatore consapevole per sviare le indagini che incalzano su “sé stesso”. L’indagine di Soflocle era un modo per conoscere le nostre pulsioni mentre quella di Kleist serve a richiamare l’attenzione sui giudici prepotenti e corrotti. Il “tragico” Kleist affronta questo tema serio in maniera scherzosa come se – per non irritare i potenti – affrontando il tema dell’esercizio della Giustizia con i toni del comico avesse – ed infatti ha – una maggiore possibilità di sviscerarlo senza la tragicità del tema che avrebbe messo in subbuglio l’intera casta. “La brocca rotta” è lo spettacolo in scena al Teatro Musco per lo Stabile di Catania.

Non a caso l’argomento è di grande attualità perché il problema della Giustizia nei suoi vari aspetti ha radici profonde che hanno tormentato la società facendo dire ai pessimisti che la Giustizia non è mai giusta.

Il tema del testo vede come protagonista il giudice Adamo il quale nel paesino dove vive ne combina di tutti i colori, di mascalzonate s’intende, e l’ultima, in ordine di tempo, è presente nel dibattimento su una brocca rotta la cui riparazione viene rivendicata dalla proprietaria, Gaeta la governante.

Se la madre ha avuto rotta la brocca da uno sconosciuto la figlia per evitare al fidanzato di andare al fronte rischiando la vita ha dovuto “rompere” la sua onorabilità con persona conosciuta.

E i nodi vengono al pettine col consigliere di giustizia che indaga a tutto tondo e nutre dei dubbi sul giudice Adamo il quale fa di tutto per sviare l’attenzione su di sé.

Fra i due si svolge – attraverso la dialettica comica degli opposti - la scoperta del colpevole che è costretto a fuggire.

Lo spettacolo impostato su questo nucleo serio si evolve – attraverso una girandola di equivoci – ora comici ora farseschi, verso la commedia popolare su cui si innesca la comicità di Mimmo Mignemi nei panni del giudice Adamo che passa dalle blandizie alle minacce alle lusinghe pur di dimostrare la sua estraneità ai fatti; alla fine non riuscendoci: perché il fine di Kleist sulla Giustizia e il suo esercizio è serio anche se comico, farsesco, giocoso, popolaresco ne è – ripeto – la conduzione della trama.

La regia di Nino Mangano ha orchestrato questa vicenda con i tempi scenici del comico, piegando alla risata anche l’atteggiamento serio del consigliere di giustizia interpretato da Angelo Tosto che in quella situazione farsesca poteva soccombere. Ma la bravura di Angelo Tosto nel mantenere sempre vigile la posizione del personaggio e pur “giocando” con la comicità del Mignemi ha mantenuto inflessibile la posizione dell’inquirente.

Attorno al duo Mignemi-Tosto un ottimo cast di attori da Egle Doria a Fiorenzo Fiorito,Maurizio Longo, Camillo Mascolino, Margherita Mignemi, Raniela Ragonese, Gianpaaolo Romania, Chiara Seminara, Aldo Toscano.

Risate. Risate. Applausi. Applausi durante e alla fine dello spettacolo