La cagnotte
di Carmelo La Carrubba

 
Nella seconda metà dell’Ottocento Eugène Labiche portò sul palcoscenico per rifletterci sorridendo la ricca borghesia provinciale francese scoprendo che gli uomini in determinate circostanze reagiscono alla stessa maniera. Ideò nel suo testo “La cagnotte” – lo spettacolo in scena dal 22 gennaio al 7 febbraio 2016 al Teatro Verga per lo Stabile di Catania per la regia di Walter Magliaro – come il viaggio a Parigi di benestanti provinciali si potesse trasformare in un incubo dai risvolti comici per come si sono svolti gli avvenimenti e per come ognuno – una volta a Parigi – avesse da “risolvere” i propri inconfessati desideri. La cagnotte è il salvadanaio dove vengono custoditi i soldi delle vincite di professionisti e proprietari terrieri che trascorrono le noiose serate in provincia in casa di uno di loro giocando a carte e mettendo appunto ne la cagnotte l’obolo di un soldo. E qui iniziamo a conoscere i protagonisti di questa vicenda con lo scoprire che alcuni hanno truffato perché invece del soldo hanno messo chi un bottone, chi un centesimo, chi niente.
Secondo il loro programma i soldi custoditi nel salvadanaio saranno impiegati – di comune accordo – in qualcosa che li soddisfi tutti: dopo rigorosa votazione si sceglie il viaggio a Parigi.
La commedia è un susseguirsi di situazioni potenzialmente comiche nonché dello scontro di caratteri sostanzialmente pieni di sé e quindi ridicoli che vanno incontro a malintesi ed equivoci e dove le battute taglienti del testo – come rasoiate – svelano non solo la pochezza delle azioni ma la povertà morale dei nostri protagonisti.
Al di fuori – comunque – di ogni idea moraleggiante si riflette sulla consistenza intellettuale di questa borghesia di provincia e sul suo modo di reagire agli avvenimenti attraverso un vertiginoso avanzare di colpi di scena che svelano – ripeto – come sotto il decoro sono sostanzialmente dei mascalzoni come tutti gli altri.
In questo viaggio che diventa un incubo la regia di Walter Magliaro ha svelato il lato comico di quello che senz’altro può diventare tragico con una drammaturgia che sa attingere ai meccanismi del comico per suscitare la risata. Però non sempre le potenzialità del testo sono diventate manifeste azioni comiche dissolvendosi in una comune sequenza drammaturgica.
Pippo Pattavina è il protagonista di questo cast nel ruolo del possidente Champbourcy coadiuvato da Gian Paolo Poddighe in quelle del farmacista e di Vittorio Viviani in quello di proprietario terriero con Giovanni Argante esattore ed altro; con Valeria Contadino nei panni della figlia del protagonista mentre Margherita Mignemi lo è in quelli della sorella sempre del protagonista; con Fulvio D’Angelo, Riccardo Maria Tarci, Alessandro Idonea, Michele Arcidiacono, Pietro Casano, Luciano Fioretto, Giuseppe infarinato.
Scene e costumi di Luigi Perego, musiche di Germano Mazzocchetti, luci di Franco Buzzanca; musiche suonate dal vivo da Michele Infarinato.
Pubblico attento e divertito per la durata di uno spettacolo della durata di tre ore e plaudente alla fine della rappresentazione.