Candido o dell'ottimismo
di Carmelo La Carrubba

 

Il “Candido” di Voltaire fu pubblicato nel 1759 e il libro fu condannato al macero per gli assunti dissacratori nei confronti della società e del Potere
In questo libro Voltaire prendeva in giro – attraverso il personaggio di un puro cioè di un candido che accetta senza discutere ogni situazione e valutazione delle cose – quanto la speculazione filosofica di Leisbiniz aveva codificato: essere il mondo in cui viviamo il migliore dei mondi possibili. Perché – spiegava Leisbiniz – essendo il mondo opera di Dio non avrebbe mai potuto essere che il migliore dei mondi possibili. Non così è la visione filosofica dell’illuminista Voltaire che ha buon gioco attraverso le sventure di Candido nel rovesciare la tesi del “migliore dei mondi possibili” che solo un ottimista eccessivo poteva proporre nella visione del mondo.
Premessa necessaria al “Candido” o meglio a “L’ottimista” il nuovo spettacolo comico di Leonardo Manera che il 5 e 6 dicembre è andato in scena al Teatro Verga, Stabile di Catania.
Sappiamo – fin dal liceo – che la satira volterrana irriverente e dissacratoria mira a sbeffeggiare gli abusi di potere, il fanatismo religioso, l’ipocrisia sessuale e quant’altro di negativo ci sia in questo mondo che stranamente è stato definito “il migliore dei mondi possibili”.
In una scena spoglia in cui un faretto illumina l’attore Manera questi costruisce lo spettacolo interpretando il racconto del filosofo francese e dando voce e vitalità ai personaggi che costituiscono il nucleo narrativo: da Cunegonda a Pangloss sottolineando il grottesco delle situazioni che – purtroppo – sono presenti ancora nel nostro vivere quotidiano.
Nella parte “riscritta” del testo non mancano felici intuizioni e battute intelligenti ma il testo originario conserva oltre che una leggerezza di scrittura anche un’ironia che dopo due secoli e mezzo mantiene tutta la carica umoristica verso una modernità che nella sua essenza umana somiglia molto al suo passato.
Manera è molto bravo nel caratterizzare ogni personaggio con la sua voce che assume toni diversi; inoltre, da buon cabarettista, adopera un linguaggio del corpo abbastanza eloquente nel rendere esplicito – forse troppo – il suo pensiero.
L’umorismo di Manera che pervade lo spettacolo può non sempre raggiungere una comicità conclamata e aperta fino alla risata liberatoria; esso mantiene nello spettatore i toni discreti del sorriso e dell’attesa della risata.
Si avverte – a tratti – una lentezza narrativa in cui la battuta – spesso prevedibile – manca di smalto e di quella propulsione che scatena – ripeto – la risata.
E infine: Voltaire i suoi protagonisti li coinvolge in mille difficoltà per rovesciare la tesi leisbiniziana che viviamo in un mondo che non può essere immaginato migliore di quello che è e quindi: c’è tanta carne al fuoco per creare situazioni paradossali che nell’iperbole diventano comiche ma, Manera, vuole strafare e aggiunge – nella sua rivisitazione – battute naturalistiche che con la loro pretestuosa scientificità mascherano un eccesso di sfrontatezza.
Spettacolo fra alti e bassi – fra risate e attese con applausi durante e alla fine della rappresentazione.