Cari e stinti
di Carmelo La Carrubba

 

Lo spiritoso foglio di sala che presenta lo spettacolo “Cari e Stinti” di Angelo Tosto , Mimmo Mignemi, Riccardo Trovato (firmato da loro); regia di Tosto e Mignemi in scena al Teatro Musco per lo Stabile catanese, riesce anche – attraverso l’auto-ironia degli autori – ad anticipare una eventuale critica negativa da parte di “giornalisti che hanno creduto di poter scrivere per il teatro…” e quindi se non incompetenti non all’altezza del compito.
Fra l’altro Tosto dice di sé che non è riuscito ad emergere al di là del suo pianerottolo, Mignemi, invece, ventila quanto suggerisce la critica nei suoi confronti, che”…sarebbe il caso di riportarlo all’edilizia.”
Riportando il tutto nella logica dello spettacolo siamo di fronte a due autentici prodotti del teatro catanese ormai affermati che scherzano su loro stessi, tanto sono sicuri del loro mestiere. E, come autori, sono nel solco di una tradizione culturale che partendo dal basso attraverso il paradosso creano situazioni surreali che fanno parte della migliore avanguardia europea. Per non parlare dell’uso sapiente del dialetto quale forza umoristica nei dialoghi e nella rappresentazione scenica. Loro lo sanno ma fanno finta di niente. Anzi sono lì a sorridere per vedere se i cosiddetti competenti riescono ad avvertirlo.
A ciascuno il suo – direbbe Sciascia – e a loro il giudizio del pubblico che ancora una volta – dopo 15 anni di repliche – è positivo perché divertono attraverso la storia di due amici che si ritrovano – dopo il ferimento mortale dell’uno per mano della moglie e l’incidente letale dell’altro – in paradiso con tutti gli equivoci e i paradossi del caso in cui l’inventiva ha un ruolo assoluto non avendo notizie del posto da parte di nessuno di quelli che lo frequentano.
Lo spettacolo si avvale di Tosto e Mignemi nel ruolo di protagonisti che interagiscono con San Pietro interpretato da Riccardo Maria Tarci, anch’esso oltre che attore, autore. Come a dire che ognuno si è ritagliato con le proprie mani il copione da interpretare.
La comicità dei tre crea un vortice di risate attraverso il gioco scenico dell’equivoco, della sorpresa, a cominciare dal titolo, che ha i suoi momenti migliori nei dialoghi serrati fra Tosto e Mignemi e così alternandosi col Tarci si creano altre situazioni paradossali di rara intensità comica. I ritmi scenici da cui alla fine scaturisce la comicità che scatena la risata nel pubblico, sono serrati nella prima parte dello spettacolo e la resa è evidente mentre nella seconda parte i ritmi a volte rallentano. Sicuramente per il copione che ha già dato e si è sfilacciato e che per quanti sforzi – spesso riusciti –facciano la comicità cerebrale di Tosto che si amalgama con quella di pancia di Mignemi non sempre riescono a colmare quelle non brillanti situazioni previste dal testo.-
Comunque si ride molto e intensamente anche se non sempre.