Cavalleria rusticana
di Carmelo La Carrubba

 

 

Dagli spazi aperti del festival verghiano si è ricomposto sulla scena del Piccolo Teatro di Catania lo spettacolo “Cavalleria rusticana” che inaugura la stagione di questo “Piccolo” grande teatro.
Questo spettacolo è opera di un autentico uomo di teatro, il regista Gianni Salvo, che ha saputo rendere in maniera moderna lo spirito dell’opera di un grande narratore e di quanti su quest’opera hanno impegnato il loro talento musicale: Pietro Mascagni.
Lo spettacolo nasce dopo le precedenti felici esperienze sceniche di “Ballata per tre capinere” e “Jeli il pastore” da una approfondita lettura e da una sapiente impostazione drammaturgica. Infatti Gianni Salvo ripercorrendo l’iter creativo del Verga in maniera direi filologica partendo dalle novelle (Perché esse racchiudono l’enorme potenzialità della poetica verghiana) ha affrontato i temi della passione, della gelosia, dell’odio, della delazione (come fece Visconti nel film “Senso” costruendo il personaggio della contessa Serpieri che tradita dal suo amante lo denuncia ale autorità militari per diserzione condannandolo a morte), della rabbia virile facendo rivivere i personaggi di Santa, Lola, Turiddu e Alfio che riescono ancora a convincere e a piacere.
A prevalere in questo spettacolo è la forza della regia che sa fondere in un unico linguaggio scenico il canto, la danza, la parola. Inoltre il dramma dei contadini siciliani ci è stato raccontato da Gianni Salvo con le modalità di uno dei suoi maestri ispiratori, Berthold Brecht, che con la tecnica dello straniamento nella recitazione dell’attore “raffreddava” la materia narrandola epicamente come un fatto storico in cui è prevista la presenza attiva dello spettatore che oltre ad assistere partecipa, analizza e piudica.
Operazione drammaturgica riuscita al meglio e alta resa dello spettacolo con l’attenta partecipazione del pubblico che ha applaudito appassionatamente più e più volte durante e alla fine dello spettacolo.
Su una scena essenziale disegnata con la consueta sobrietà da Oriana Sessa che ne ha disegnato i costumi nonche le due ruote del carro su cui ruotano metaforicamente le vicende drammatiche di Alfio e Turiddu e delle loro donne Santuzza e Lola in cui trovano spazio le soprano Pina Bivona e Manuela Cucuccio, il tenore Michele Mauro e il baritono Francesco Verna si snoda la tragedia verghiana.
La consulenza musicale è di Pietro Cavalieri.
Le coreografie di Maria Grazia Finocchiaro seguono delle linee essenziali, allusive, partecipando al dramma ora cantato ora recitato con armoniosa partecipazione.
Il gioco scenico e interpretativo – in maniera misurato – si avvale di Tiziana Bellassai, Fiorenzo Fiorito, Rosario Minardi, Nicola Alberto Orofino, Carmen Panarello che hanno costruito i personaggi di Santa, Turiddu, Alfio, il Narratore, Lola.
Un bellissimo spettacolo che racchiude in circa sessanta minuti la sintesi di un fior da fiore di canto, danza, interpretazione quale risultato di un ottimo teatro di regia che è riuscito a rappresentare in così breve tempo l’essenza della narrativa verghiana e della musica di Mascagni.