La Centona
di Carmelo La Carrubba

 

Dal microcosmo della vecchia Civita : da una confusione di voci di più persone nasce “La Centona” di Nino Martoglio: un ritratto del Primo Novecento di quella che è considerata l’anima del sottoproletariato catanese mentre le altre classi sociali hanno in Verga, Captano e De Roberto i loro cantori. Non che Martoglio si occupasse soltanto di questo quartiere nei suoi scritti perché vasti interessi giornalistici (dirigeva il settimanale satirico “D’Artagnan”) grande drammaturgo (San Giovanni decollato), poeta e intellettuale ebbe un intenso sodalizio con Pirandello nonché con Musco Grasso, creando quel nucleo su cui si sviluppò il teatro del Primo Novecento e successivamente il Teatro di Sicilia e, subito dopo lo Stabile , lo tenevano occupato ma che, in questo campo, lasciasse personaggi indimenticabili come Cicca Stonchiti o don Procopio, Cola Duscio, è fuori discussione.


“La Centona" è lo spettacolo in scena al Teatro Musco per lo Stabile di Catania dal 12 al 18 dicembre nella rielaborazione di Nellina Laganà e la regia di Gianni Scuto, scene e costumi di Giovanni Giorgianni, musiche di Alfonzo Garrubba, luci di Franco Buzzanca.
I pregi di quello che può essere ormai considerato un documento consiste nel far riscoprire l’essenza di un popolo attraverso la lingua parlata che allora era il dialetto, il suo gusto per l’ironia, per l’umorismo surreale, di una comicità che nasce a volte dalla tragedia che con essa convive in cui spesso le lacrime non si capisce se appartengano al dolore o alla felicità della risata. Uno strano popolo quello catanese – si sa – in cui saggezza contadina, furbizia civica e spregiudicatezza levantina si fondono creando sfaccettature particolari nel carattere del singolo. Queste peculiarità sono presenti nello spettacolo di Nellina Laganà che ha dato corposità e vigore ai personaggi di Martoglio facendoli rivivere al meglio della loro consistenza letteraria attraverso il linguaggio scenico in cui corpo, parola, canto e danza ci restituiscono il personaggio nella sua forma migliore.

Grande capacità attorale nel creare una coralità colorita ma misurata da una regia attenta e scrupolosa che ha creato uno spettacolo in cui rivivono “altri tempi” ormai desueti e dimenticati che però una volta accennati accendono vecchi ricordi nelle persone anziane e soddisfano nuove curiosità nei giovani.


Buono il cast attorale da Nellina Laganà ( nei panni di imbonitore,massaro, Prudenzia, Tana, Cicca Stonchiti) a Vitalba Andrea (popolana, Maria) a Fulvio D’Angelo ( Don Procopio) a Riccardo Maria Tarci (Cola Duccio, pretore) a Raniela Ragonese a Carlo Ferreri a Giovanni Santangelo.
Pubblico attento , divertito e plaudente per tutta la durata dello spettacolo.