I civitoti in pretura
di Carmelo La Carrubba


Per tre serate consecutive (6-7-8 gennaio) lo Stabile catanese ha offerto tre spettacoli (“Il birraio di Preston”, “Porcile”, “I civitoti in pretura”) che sono anche tre modi di suscitare il riso attraverso l’umorismo gioioso di Camilleri, quello nero, sarcastico di Pasolini per chiudere con la risata fragorosa di Nino Martoglio. In cui attraverso farsa, satira, buonumore si raccontano le miserabili storie dei civitoti.

 

“I civitoti in pretura” (1893) di Nino Martoglio è lo spettacolo di cui parliamo in scena al Teatro Musco nel filone della tradizione, “dal comico al popolare” che è anche un ritorno alle radici attraverso il recupero del dialetto. Il testo fu scritto come atto unico dal ventenne Martoglio e rappresenta la sua prima opera drammaturgica. Questo nuovo copione in due atti è stato elaborato da Turi Giordano che cura anche la regia dello spettacolo in cui reinserisce battute e personaggi fra cui il Tartaglia napoletano ( interpretato da Plinio Milazzo in maniera divertente) aggiungendo, inoltre, il personaggio di Nino Martoglio (interpretato da Aldo Toscano in maniera misurata e signorile) che spiega al pubblico come si svolse la sua prima messa in scena e l’episodio inedito di Cicca Stonchiti che va a Roma.

Ma al di là dei ritocchi lo spettacolo vuole rappresentare, attraverso il microcosmo della civita, l’anima popolare di Catania, quella genuina e generosa che non esiste più e che forse non è mai esistita tranne che nella nostra immaginazione o nel nostro desiderio di trovare bontà nel nostro DNA letterario. Quelli che erano stati i bozzetti giornalistici schizzati da Martoglio sul “D’Artagnan” divennero i personaggi della commedia umana di un quartiere che sarà metafora e rappresentazione della società e dei mali – miseria, giustizia – che tutt’ora l’affliggono.

La vita della civita, inoltre, nell’immaginario martogliano diventa il nucleo di una vocazione letteraria dove l’oralità e la teatralità del catanese assumono un ruolo determinante. Perché in essa è contenuta una carica di dirompente comicità che è tipica del catanese attraverso l’atteggiamento matelico o la “liscia” che ne costituiscono una tipicità. In questo spettacolo un’altra risorsa comica sono la contrapposizione dei dialetti che provocano equivoci e incomprensioni.

 

Di questa caratteristica sono imbevuti i personaggi dello spettacolo e in maniera particolare la sua protagonista Guia Jelo, una Cicca Stonchiti straripante che occupa corridoi, platea e palcoscenico del teatro. Una Cicca Stonchiti incontenibile nelle situazioni ora paradossali ora grottesche dove ha modo di fare emergere la sua carica di femminilità che è un attributo particolare della protagonista la quale ha modo di istaurare memorabili scontri dove emerge l’arte dell’attrice drammatica che è un tutt’uno con quella comica. Questa attrice dal temperamento generoso e dalle grandi doti e potenzialità forse diventerà grandissima quando padroneggerà tanto talento con la misura dell’arte che fu della Rosina Anselmi e di Turi Ferro quando la Anselmi ammalata fu sostituita in travestì, nel 1958 – sempre al Musco – dal Ferro in maniera “esilarante e indimenticabile”. In questo spettacolo all’insegna dell’allusione e dell’esagerazione per creare la deformazione che propende al comico si pone coerentemente la coreografia e i costumi di Oriana Sessa nonché la musica trascinante di Gianni Bella e le luci pertinenti di Franco Buzzanca nel creare l’ambientazione idonea.

 

Un cast importante, ben diretto e ben intonato in ogni ruolo da Leonardo Marino pretore dalla parlata meneghina all’imputato Franco Costanzo; in esso emergono la bravura di Rossana Bonafede, di Olivia Spinarelli che fanno rivivere attraverso le loro litigate le passioni femminili dei vicoli catanesi a cui fanno da coro Raniela Ragonese e Adelaide Messina; completano il cast Orazio Mannino (difensore d’ufficio), Riccardo Maria Tarci (il poliziotto), Toni Lo Presti e Alessandro Idonea (i due togati), Santo Santonocito (l’usciere).
Pubblico plaudente durante e alla fine dello spettacolo.