Classe di ferro
di Carmelo La Carrubba


Due anziani della stessa età si incontrano per caso su una panchina ai giardini pubblici. Mentre il titolo della pièce allude ironicamente alla loro classe di età che quando veniva chiamata dal Distretto militare per la leva veniva definita – ogni anno – classe di ferro. La definizione per i nostri due protagonisti suona – in un certo senso – falsa e canzonatoria in quanto la loro attuale condizione è di due malandati individui.
“Classe di ferro” di Aldo Nicolaj è lo spettacolo in scena al Teatro Brancati magistralmente interpretato da Tuccio Musumeci, Marcello Perracchio, Alessandra Cacialli, regia di Nicasio Anselmo che rappresenta – in maniera ora comica ora drammatica, stemperata dall’ironia, l’ultima stagione della vita dell’uomo segnata dalla solitudine, dalla malattia e infine dalla morte. Solo sollievo a tanta amarezza è la nascita di una amicizia e di una solidarietà che attenuano i risvolti negativi della vecchiaia. In questa situazione esistenziale in cui l’individuo è spettatore del proprio decadimento e in cui spesso non si riconosce non c’è grande solidarietà da parte della società verso gli anziani. E nello spettacolo – ad un certo punto – con lo spauracchio dell’ospizio si fa esplodere una situazione già complicata.


C’è da ricordare storicamente che la nostra società contadina affidava ai vecchi un ruolo “importante”. Nella diversa organizzazione industriale la società ha riservato un diverso ruolo agli anziani: per cui sono sorti gli asili nidi per i più piccoli e le case di riposo per i nonni.. Certamente – al di là di situazioni contingenti e di approfondimenti sociologici – risulta evidente come – nel caso dello spettacolo – è la condizione esistenziale dell’anziano che viene esasperata dalla famiglia.
Comunque resta sempre questa stagione dei due protagonisti Libero Bocca e Luigi La Paglia che diventano amici mentre trascorrono le loro ore seduti sulla panchina. Essi hanno modo di conoscersi, di fare considerazioni e progetti sul loro futuro che viene messo in discussione dai familiari di La Paglia che decidono di metterlo definitivamente in un ospizio per dare la sua stanzetta al più grande dei loro figli.. I due amici si ribellano a questa decisione e tentano di fuggire nel paese natio di Bocca dove c’è il mare sempre azzurro e ritrovare la libertà perduta e la dignità calpestata.
Fra i due c’è la presenza di Ambra, una maestra in pensione che vive in maniera più autonoma e spensierata la sua esistenza e vive in allegria la conoscenza dei due amici anzi da loro riceve nuovo impulso alla sua esistenza che però è soffocata da un vuoto incolmabile per un figlio mancato.
Questa storia che si conclude prima ancora che i protagonisti possano realizzare la loro inutile fuga, scatena – per quanto amare – tante risate per la bravura di Musumeci e Per racchio cinico il primo più umano l’altro: all’inizio due maschere che recitano la parte di chi è sicuro di sé quando ciò non è vero fino a quando diventano personaggi con le loro umane debolezze creando due creature indimenticabili che assieme al personaggio di Ambra, interpretato dalla Cacialli, rendono lo spettacolo di indubbia qualità.
Le musiche sono di Matteo Musumeci, scene e costumi di Giuseppe Andolfo.
La regia di Nicasio Anselmo è attenta e puntuale nell’aver creato un linguaggio scenico leggero e immediato con tempi inoppugnabili.
Pubblico divertito e plaudente.