La classe morta
di Carmelo La Carrubba

 

 

Pur in una esistenziale situazione da incubo c’è nello spettacolo “La classe morta” del polacco Tadeus Kantor (1915-1990) nell’intelligente e convinta regia di Gianni Salvo c’è - o così mi è sembrato – la preoccupazione che l’uomo possa perdere , durante la sua vita, la parte migliore di sé ma anche l’avvertimento che la fantasia con la sua vivacità e persistenza possa assicurare (alla vita) una immortalità. Ma per non capovolgere la visione amara e desolata che della vita ci offrono Kantor e Salvo è bene premettere quanto gli stessi hanno detto prima dello spettacolo – andato in scena al Piccolo Teatro di Catania – e cioè di raccontare una favola di una classe morta in cui i vecchi pensano di ritornare ad essere bambini e per visualizzare questo concetto si ritrovano in un’aula scolastica per rivivere la loro infanzia attraverso i fantocci dei bambini che furono. L’infanzia dall’autore è intesa come la metafora della condizione artistica dell’uomo ma i vecchietti nel voler far rivivere questo stato magico dell’esistenza svelano che sono stati loro stessi gli assassini della loro infanzia.
Per la realizzazione scenica Gianni Salvo – in questa dialettica fra la vita e la morte –si è avvalso dell’ironia, dell’atteggiamento straniato alla Brecht creando una drammaturgia e un linguaggio scenico ambiguamente sospeso fra il gioco circense e la soluzione surreale dell’incubo affidando il messaggio agli oggetti, alla loro simbologia, alla loro disposizione, alle parole più per il loro suono e la potenza evocatrice che per il loro significato reale.
Pertanto la rappresentazione di questi vecchietti seduti sui banchi scolastici che si muovono all’unisono e al ritmo di un valzer e che portano sulle spalle i manichini della loro infanzia ha qualcosa di tristemente tragico, grottesco e di comicamente macabro che sottolinea l’atmosfera asfissiante e schoccante dell’incubo che travolge anche lo spettatore più distaccato.
Questa proposta di Kantor si presenta come il Teatro dell’Immaginazione che nella sua impostazione utopica non ha bisogno di essere messo in scena in quanto il dramma potrebbe esistere come proposta di teatro autonomo in una nuova forma d’arte.
Comunque sia lo spettacolo di Gianni Salvo nella sua concretezza ha messo in scena i vecchietti criminali di Kantor che nascono dal racconto di Bruno Schulz e vuole sottolineare come non ci si può nutrire di cose vuote e insensate o scellerate come l’esperienza nazista ha insegnato e, inoltre, come una vita sorretta dal bambino che ci portiamo dentro anche in età adulta costituisce la speranza migliore non solo dell’arte e questa parte esprime – nella sua metafora esistenziale – l’essenza del Teatro dell’Immaginazione che va intuito più che rappresentato.
La compagnia Gli Instabili che ha prodotto lo spettacolo di undici attori tutti bravi e affiatati. Essi sono: Il maestro Sergio Trafiletti; Donna delle pulizie-Morte Marika Russo; L’imbianchino Giovanna Saffo; La classe Giovanni Calabretta, Luciana Camano, Anna Di Mauro, Letizia Ferito, Rita Patti, Maribella Piana, Gabriella Russo, Carmelo Scaccianoce.
Efficace il coordinamento musicale di Giovanna Saffo ; Inquietanti i pupazzi diMaribella Piana nonché le Maschere di Luciana Camano; fonica di Simone Raimondo; Essenziali ed eloquenti le Scene di Giovanni Calabretta e Sergio Trafiletti;
Il folto pubblico ha osservato un silenzio assoluto durante lo spettacolo per scatenarsi alla fine in un lungo e intenso applauso.