Coefore Orestea Eumenidi
di Carmelo La Carrubba

 


Dopo lo spettacolo “Agamennone” andato in scena dal 28 dicembre 2015 al 3 gennaio 2016 a completare la Trilogia di Eschilo la rappresentazione di “Orestea Eumenidi” dal 4 gennaio 2016 al Teatro Verga per lo Stabile di Catania. Tre episodi per raccontare la storia degli Atridi che è anche la storia dell’antica Grecia: dopo la Guerra di Troia l’omicidio di Agamennone per mano della moglie Clitennestra, vendetta del figlio Oreste con l’uccisione della madre Clitennestra e la persecuzione del matricida da parte delle Erinni con l’assoluzione finale ad opera del tribunale dell’Aeropago.
Al di là di quanto di storico ci sia nella vicenda eschilea c’è da dire che la tragedia greca per i nodi arcaici che affronta è come se ci costringesse a guardare (e non solo) nel nostro io, nel suo profondo o come, appunto, nel caso della Trilogia di Eschilo nel nostro passato profondo che ancora informa le azioni di noi contemporanei.
E’ quella che chiamiamo la modernità di questi testi con cui continuiamo a confrontarci per capire, spesso il presente. In “Agamennone” e poi in “Orestea Eumenidi” il nucleo principale è il passaggio dal tribale alla razionalità della Giustizia in cui buona parte del nostro agire è affidato agli dei. Apollo e Minerva sono per molti versi i motori della trilogia che ha per tema la vendetta e la giustizia: la “giusta” vendetta quando vendica un consanguineo mentre nell’assassinio di Agamennone per mano di Clitennestra si potrebbe soprassedere perché in fondo fra marito e moglie, che sono due estranei, non c’è consanguineità.
In questo groviglio che alimenta le azioni umane spesso armandone la mano c’è – ripeto – un filo antico che unisce, al di là del sentire civile, quanto di irrisolto stagna nel nostro inconscio.
E se dall’individuale trasferiamo la nostra indagine su fatti e avvenimenti sia storici che della cronaca non c’è che l’imbarazzo della scelta nell’individuare le analogie.
Luca De Fusco che cura la regia – pur nei limiti di un teatro – ha mantenuto le caratteristiche tipiche delle rappresentazioni classiche anche per le sue precedenti esperienze nell’anfiteatro greco di Siracusa: unendo parola, canto e danza e inserendo filmati cinematografici e video arricchendo così la rappresentazione.
Venti fra attori e danzatori sulla scena da Giacinto Palmarini (Oreste) Gianluca Musiu (Pilade/Ermes) ad Angela Pagano (Prima corifea) a Francesca De Nicolais (Seconda corifea) a Dalal Suleiman (Terza corifea) a Federica Mandrini (Elettra) a Paolo Cresta (Servo) a Elisabetta Pozzi (Clitennestra e spettro di Clitennestra) una gran bella interpretazione per un personaggio dalle forti sfaccettature; a Dely De Mayo (Cilissa nutrice) a Paolo Serra (Egisto) ad Anna Teresa Rossini (Pizia) una notevole prestazione attorale; ad Claudio Di Palma (Apollo) ottima la sua prova; a Enzo Turrin (Primo corifeo) a Fabio Cocifoglia (Secondo corifeo) A Gaia Aprea (Atena) una corposa rappresentazione della dea della Giustizia; e di seguito le danzatrici: Sibilla Celesta, Elena Cocci, Sara Luppoli, Marianna Moccia, Rossella Fusco.
Pubblico attento e partecipe fino alla fine dello spettacolo che ha applaudito con lunghi sentiti applausi.