Il compleanno
di Carmelo La Carrubba


 

Si può ben dire che quello che reputavamo “assurdo” ieri non lo sia più per le generazioni successive così come le “minacce” di cui avere paura ieri non hanno mantenuto la stessa intensità del passato: infine il processo di omologazione nei confronti dell’artista è un fatto acquisito e che il Male che tutti minaccia fino a sconvolgere la tranquilla “quotidianità” oggi ha i connotati dell’ISIS che sgozza come ieri erano gli aerei che colpivano le Torri Gemelle.
In riferimento allo spettacolo “Il compleanno” (1958) opera prima di Harold Pinter in scena al Teatro Musco per lo Stabile di Catania dal 5 al 10 maggio in cui questa tematica vive nella cornice di un teatro dell’Assurdo alla Beckett che dominò la scena europea negli Anni della Seconda Guerra Mondiale e successivi.
Ogni tematica – si sa – è legata al proprio tempo e l’artista la rende talvolta universale.
Ricordiamo o dovremmo ricordare quanto importante fu la tematica della “incomunicabilià” tanto sentita e rappresentata da Michelangelo Antonioni : oggi non è più oggetto di curiosità intellettuale.

Pinter, autore di ben altro spessore, fin dall’inizio delle sue “farse tragiche” intuì l’assurdo del vivere quotidiano minacciato da inquietanti forze misteriose che – come nel caso de “Il compleanno” in cui due individui violenti, riducono all’afasia – dopo un violento lavaggio del cervello – il giovane musicista Stanley.
In questo spettacolo si svolge la storia di Meg e Peter in cui vive da pensionante Stanley; in essa irrompono Goldberg e Mac Cam (questi due ultimi rappresentano il Male) si nota la presenza di Lulu durante il festeggiamento del compleanno di Stanley che dice non essere quella la data del suo compleanno.
Giovanna Giorgianni cura la scena e i costumi dello spettacolo: quella stanza in cui sorgono gli interrogativi che come nella vita non sempre trovano risposte adeguate.
Franco Buzzanca con le sue luci crea la magia delle atmosfere.
La regia è di Fulvio D’Angelo che interpreta anche il ruolo di Goldberg, il Male, in maniera robusta e convincente. La drammaturgia pinteriana è stata affrontata come se fossimo negli Anni Sessanta. Interessante la “premessa” allo spettacolo in cui gli attori – con ritmo forsennato e ripetitivo esprimono l’assurdo della quotidianità fino all’urlo terrificante ma liberatorio che tanto ricorda quello immortalato da Munk.
Poi tutto si svolge secondo un linguaggio scenico adeguato all’assunto dei temi in cui rifulge la bravura degli attori da Alessandra Costanzo a Leonardo Marino a Liborio Natali a Ramona Polizzi a Gianpaolo Romania.
Ma nello spettatore persiste la sensazione di assistere a qualcosa – ripeto – di inattuale che diventa anche noioso perché il Male oggi ha connotati ben precisi e la tematica pinteriana rischia di non essere in sintonia con le aspettative dello spettatore.
Pubblico attento per tutta la durata dello spettacolo che è iniziato con mezz’ora di ritardo per questioni sindacali che travagliano lo Stabile plaudente alla fine della rappresentazione per la bravura degli attori.