La concessione del telefono
di Carmelo La Carrubba

 

 

Letteratura e teatro – come si sa – hanno linguaggi diversi e il loro matrimonio è stato uno dei più tormentati e meno edificanti come anche dimostrano le interessanti esperienze di Ronconi e dei migliori registi europei ma per Camilleri è un altro discorso perché la lingua dell’autore siciliano, la sua tendenza alla metafora, il dialogo dei suoi personaggi appartengono al teatro. Non è solo una coincidenza se l’attività lavorativa del Camilleri è stata quella di regista teatrale e ora di narratore con capacità affabulatorie.
E “La concessione del telefono” è, fra i romanzi del siciliano di Porto Empedocle, quello che viene a dare ragione al ragionamento di apertura di questa nota e Giuseppe Dipasquale che ne ha curato con l’autore il testo teatrale e la regia di cui parliamo ha intuito questa specificità dell’operazione scenica e ha impostato lo spettacolo sul dialogo ricco di una lingua che si presta ad equivoci ed imbrogli e al gioco comico della battuta e della deformazione satirica attraverso il grottesco nonché a rappresentare la Sicilia dell’Ottocento come metafora dell’intrallazzo e della corruzione attraverso “l’amico” e come radice e specchio della Sicilia di oggi a cui non manca niente di quanto di negativo ci fosse ieri perfezionandolo con metodi che non appartengono più ad una società civile. Questo tema altamente drammatico con risvolti tragici è stato visto con l’occhio deformante della commedia nell’intento che forse ridere di noi stessi e dei nostri mali potrebbe aiutarci ad uscire dal tunnel di quel pessimismo che fu una colonna portante dell’intellettuale e romanziere Tomasi di Lampedusa non senza il ricordo di Pirandello, dell’autore de “I viceré”, di Sciascia e così via.
Nella storia del protagonista, Pippo Genuardi, si concentra il paradosso dell’uso del potere, della sua frantumazione in tanti piccoli poteri fra intrighi e meschinità in cui si sviluppa la vicenda di ogni personaggio che fa parte dello spettacolo.
Se originale e singolare è la lingua di Camilleri altrettanto lo sono i personaggi che arricchiscono il loro linguaggio con l’uso del dialetto e la ricchezza che esso possiede nel suscitare equivoci e potenzialità comiche quando se ne ripetono frammenti finalizzati sfacciatamente a fare ridere con grande beneficio da parte dello spettatore che sembra partecipare a questo gioco divertendosi.
Senza dubbio è merito di “riduzione” e regia se tutto il meccanismo funziona alla perfezione dove parte integrante del linguaggio scenico sono i personaggi che riescono a rendere viva e attuale la vicenda trascinando lo spettatore in un vortice di risate anche quando la commedia si chiude paradossalmente in tragedia con la morte del protagonista e del suocero omicida e suicida per motivi di onore mentre il potere istituzionale classifica il caso come un attentato di “socialisti” con le bombe collocate non certo dai “socialisti” ma – come si usa dire in questi casi – dai servizi segreti deviati.
Questa commedia che ha avuto - fin dalla nascita – un cast di attori che si è rinnovato nel tempo, ha presentato in questa edizione in scena fino al 30 giugno al Cortile Platamone per lo Stabile di Catania che ne cura la produzione un cast eccellente in cui si può apprezzare l’arte scenica di due grandi attori che sono Tuccio Musumeci e Pippo Patavina (che si sdoppia in altri otto ruoli) con una comicità surreale, essenziale e puntuale nei tempi di battuta mentre Patavina la comicità sull’esasperazione delle situazioni e del relativo dialogo nonché sul grottesco del personaggio: una coppia formidabile che non ha paragoni in Italia.
Guia Jelo è Concetta Schilirò detta Tapinò perfetta nella resa del suo personaggio finto-ingenuo di siciliana che sa muoversi bene nella dinamica matrimoniale.
Miko Magistero, nei panni di Parriniello esprime del potere anche il volto positivo mentre Gian Paolo Poddighe – nei panni del prefetto è la componente negativa.
Marcello Per racchio è il suocero del protagonista nonché sposo attempato in seconde nozze di Calogera Lo Re ( Liliana LO Furno) che se la intende col giovane genero marito di Taninè : la concessione del telefono doveva servire per i loro appuntamenti amorosi.
Angelo Tosto su cui gira la storia del protagonista esprime le sue notevoli potenzialità e ci offre una robusta interpretazione nonché un talento comico fra i più genuini.
Fulvio D’Angelo, Gianpaolo Romania (in più ruoli) Cosimo Coltraro, Raniela Ragonese completano questo formidabile cast in cui eccelle una comicità che dal surreale va al grottesco.
La scenografia di questo spettacolo di Antonio Fiorentino è metafora – rappresentando un archivio pieno di fascicoli e falconi – di quante “balle”conserviamo e cui basiamo la nostra attività; altrettanto ironica è la musica di Germano Mazzucchetti che sottolinea passaggi e situazioni ben illuminate dalle luci di Franco Buzzanca.
Pubblico plaudente durante e alla fine di uno spettacolo avvincente e ben gradito dagli spettatori.