Gli ultimi saranno ultimi
di Carmelo La Carrubba

 

“Gli ultimi saranno gli ultimi” di Massimiliano Bruno è il brillante monologo di Paola Cortellesi che ha come tema la precarietà dell’individuo nella società e nel lavoro, come in altre attività in cui è possibile il ricatto di una società che non garantisce il lavoro. Questo spettacolo in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile di Catania vede come protagonista una straordinaria Paola Cortellesi, ricca di grandi potenzialità attorali che le consentono di dominare la scena e soprattutto essa possiede enormi risorse vocali che consentono alla protagonista di poter cambiare tono e registro e di saper dare ad ognuno dei suoi personaggi la giusta intonazione e misura. Inoltre essa si presenta sulla scena senza travestimenti e senza trucchi affidandosi esclusivamente alla mimica, al gesto, alle caratteristiche dialettali del personaggio, alla voce che lo tipizza per il modo come viene articolata.

 

La Cortellesi – nel raccontarci le vicende dei suoi personaggi – accentua i passaggi fra le varie storie – ora comiche ora tragiche – con sicura partecipazione riuscendo a convincere e a coinvolgere fino al divertimento e alla riflessione da parte dello spettatore. Essa sa essere ora una fredda dirigente d’azienda piegata dalle leggi di mercato, ora un’ingenua poliziotta di provincia, un transessuale sarcastico e disilluso, un guardiano notturno pensionabile e trasandato, una saggia donna delle pulizie fissata con le canzonette e fra tutte Luciana, operaia incinta al settimo mese a cui non viene rinnovato il contratto di lavoro perché essa non vuole rinunciare alla maternità. Essa di quest’ultima sa esprimere con rara efficacia la rabbia dell’insofferenza e della impotenza in maniera ora comica ora tragica.

La Cortellesi ha saputo utilizzare il teatro anche per parlare del mondo del lavoro e della condizione femminile certamente non in maniera tragica ma ironica e senza rinunciare ai canoni scenici dello spettacolo. Anzi questo monologo è – per l’intero arco dello spettacolo – percorso da un’idea drammaturgica unitaria che è la condizione femminile che è stata sviluppata attraverso parecchi personaggi ma sempre da un’unica interprete che indaga su questo spaccato della società dove fra ipocrisie e sotterfugi si nasconde il più vergognoso sfruttamento. Il testo è opera di Massimiliano Bruno, Paola Cortellesi, Riccardo Dilani, Furio Andreotti mentre la regia è di Giampiero Solari e Furio Andreotti a cui va il merito della compattezza unitaria dello spettacolo e dell’aver creato una rotonda girevole al centro della scena che “accresce” i movimenti scenici della protagonista, elimina le pause inutili, dà un ritmo incalzante all’azione scenica in sintonia con le musiche e le luci in cui Paola Cortellesi è la protagonista assoluta di questa satira sociale che è anche una denuncia implacabile verso gli sfruttatori. Pubblico folto che ha applaudito durante e alla fine dello spettacolo.