Così è se vi pare
di Carmelo La Carrubba

 

Nella sua indagine letteraria sull’apparenza, la verità, la follia, Pirandello di fatto indaga sull’io individuale e di come sia singolare la sua caratterizzazione. Tema di questa indagine è la novella pirandelliana da cui Gianni Salvo ha ricavato lo spettacolo “Così è se vi pare” in scena dal 2 con repliche fino al 12 marzo al Piccolo Teatro della città nell’ambito della stagione del Teatro Brancati di Catania.
Una città di provincia è scossa dall’arrivo di una strana famiglia costituita dal signor Ponza impiegato di prefettura, dalla moglie che nessuno ha visto o conosce e dalla suocera , la signora Frola. Sia la novella che il dramma che lo spettacolo hanno come protagonisti sia la signora Frola che il signor Ponza e cosa singolare è che i ragionamenti della signora Frola sono così convincenti da fare apparire folle il signor Ponza e, stranamente, quando è costui a chiarire le proprie ragioni è da considerare folle la signora sua suocera. E il centro dell’attenzione sia del dramma che dello spettacolo si concentra su un interrogativo “Dove sta la verità?” – E ancora: “Chi dei due è pazzo?”. E, quando, a qualsiasi titolo, rispondono a questi interrogativi ci accorgiamo che la verità è frutto della nostra singolare soggettività e come la frase detta dalla signora Ponza “Io sono colei che mi si crede” non sia altro che la conferma che la verità è un atto assolutamente soggettivo o metafora per quanti cercano di affermare che la verità sia qualcosa di scientificamente obiettivo.
Nell’ambito di questa tematica la regia di Gianni Salvo ha tenuto in vita tre protagonisti: la signora Frola (Carmen Panarello), il signor Ponza (Agostino Zumbo) e il volgo provinciale che scatena la confessione di genero e suocera alla ricerca della verità mostrando, nello stesso tempo, nell’ambito ristretto di un salotto borghese, quanto a loro di questa storia, in fondo, non interessasse niente perché in altre faccende affaccendati ma che la morbosità meschina della provincia nel suo “sfruculiare” aveva provocato.
In questo spettacolo il lungo incipit è dedicato a loro che del grottesco sembrano l’incarnazione, che si muovono con in testa la cameriera (Evelyn Famà) con la gestualità dei mimi e a cui, la regia, ha tolto la parola per rendere ancora più assordante il loro silenzio.
Nel linguaggio scenico creato da Gianni Salvo alla rigorosa caratterizzazione dei personaggi di Frola e Ponza resi dalla Panarello e dallo Zumbo con una straordinaria intensità espressiva di contro, poco si amalgama con coloro i quali hanno causato il dramma.
Ridotta la novella ad atto unico della durata di 75 minuti circa si muove in un salotto (scene di Iacopo Manni) che diventa la “stanza della tortura” in cui i personaggi mettono a nudo il loro io con tutti i limiti del caso. Perché nella logica capovolta dell’umorismo pirandelliano basta dire la verità per essere creduti pazzi. E gli attori da Zumbo alla Panarello alla Famà hanno dato una resa eccelsa della loro bravura così come il numeroso cast che rappresentato l’aspetto grottesco dell’umorismo pirandelliano. Ecco i componenti del cast:Luigi Nicotra, Antonio Castro, Savì Manna, Giovanni Calabretta, Patrizia Bertolino, Enrico Manna, Rita Stivale, Silvia Corsaro, Roberta Nanni, Roberta Andronico.
I costumi d’epoca (Anni Trenta) sono di Sara Verrini. Luci e fonica di Simone Raimondi. Le elaborazioni musicali di Pietro Cavalieri hanno sottolineato gli stati d’animo e le ambiguità dei personaggi e delle situazioni.
Pubblico disorientato all’inizio di fronte all’afasia dei personaggi della città di provincia; ha seguito lo spettacolo con attenzione lo spettacolo applaudendo durante ma soprattutto alla fine della rappresentazione.