Crollasse il mondo
di Carmelo La Carrubba


Una storia minimalista è quella accennata più che sviluppata in maniera dark da Alessandra Martelliti autrice e interprete nel suo spettacolo “Crollasse il mondo” in scena dal 10 al 15 febbraio al Teatro Musco per lo Stabile di Catania.

Luisa e Reginaldo, i due protagonisti, sono due emarginati in cerca di identità che si confrontano, si scontrano, si scoprono, si confidano, e che dovendo partecipare ad un concorso canoro per sosia si vengono a trovare, per una stranezza del caso, nella stessa stanza di un albergo di periferia. Sono due persone in cerca di riscatto ma l’uomo è in un momento di crollo psichico che sfiora il suicidio mentre lei “crollasse il mondo” cerca di reagire. Fino al punto che Luisa, pur con i suoi luoghi comuni, diventa una sferzata di vita per Reginaldo, un individuo consumato dalla colpa e dal dolore. Tanta logorroica è lei quanto silenzioso e afasico è lui, esuberante e sopra le righe lei, ispido e introverso lui fino alla repulsione. Due solitudini, segnate dalla vita, ma che hanno bisogno di conoscersi, capirsi, di sapere meglio chi sono ma che dalle poche battute che si scambiano lo spettatore non ha modo di vedere il loro intimo. Anche perché Reginaldo più che con le parole parla col corpo, con i gesti, con la zoppia, esprime la sua sofferenza per il trauma subito con la balbuzie, l’afasia, il torpore e il suo comportamento è spesso involontariamente, oltre che drammatico, comico fino a suscitare un amaro sorriso.

E David Coco  nell’elaborazione di un personaggio che esprime sofferenza e apparente asocialità è veramente bravo anche e soprattutto nella lunga sequenza iniziale in cui domina il silenzio e la parola tace.

La regia di Massimiliano Farsau  scorre fluida ma sa anche dosare sapientemente le pause a seconda delle circostanze.

I diversi caratteri dei protagonisti nonché le diverse caratterizzazioni sia della Mortelliti che di Coco non sempre trovano la giusta fusione scenica in un linguaggio spettacolare se non alla fine il cui significato è più intuito che espressamente rappresentato. E se anche la soluzione  di questa vicenda inverosimile risulta salvifica non altrettanto lo sono le “argomentazioni” che restano poco convincenti.

Pubblico attento e silenzioso per tutto l’arco dello spettacolo e plaudente alla fine della rappresentazione.