Cyrano De Bergerac
di Carmelo La Carrubba

 

 

Che l’amore esista come desiderio non è scoperta recente ma che il desiderio sia il motore dell’amore quale necessità dell’animo umano è riconferma di una verità e di una esigenza che appartiene a tutte le storie del mondo.


E’ quello che è alla base del capolavoro di Rostand “Cyrano De Bergerac” (1897) lo spettacolo in scena al Tetro Musco per lo Stabile catanese nella rilettura di Giuseppe Dipasquale che con penetrante lucidità ha svelato in maniera esaustiva il nascere, il manifestarsi e il concludersi di un amore ricco di equivoci e di ambiguità: nel caso in oggetto si crea un particolare triangolo dove l’amore circola e si muove in maniera errata perché se Cyrano ama Rossana ma non osa confessarglielo questa, a sua volta, lo ricambia nelle sembianze di Cristiano che, anche lui, ama Rossana però con le parole intense e poetiche di Cyrano. Se il motore della vicenda è l’amore il dramma che ne scaturisce è l’impossibilità della sua veritiera realizzazione che sfocia nella impossibilità di amare. Un vero dramma che si conclude tragicamente con la morte del protagonista e la fine di un equivoco quando Rossana intuisce che Cristiano e Cyrano sono due aspetti della stessa medaglia e lei non può che amarli entrambi.


Cyrano è un gran personaggio dalle fattezze non belle fuori di sé ma dentro è ricco di poesia e ha un animo generoso e tende all’eccesso sia nei pregi che nei difetti; ha una grande personalità ma intimamente è timido. Di contro Cristiano è bello fuori ma con poche risorse intellettuali dentro e ha bisogno dell’esuberanza verbale di Cyrano che alla fine fa scoprire proprio al giovane i propri limiti e infine Rossana che ama di un amore romantico sottolineato dall’Autore come un amore incompleto: perché l’amore ha tante facce e l’uomo, purtroppo, ne ha una sola.
Grandiosa e visionaria la lettura scenica di Dipasquale che cura anche la regia : egli ha reso scenograficamente lo spazio del teatro un ampio palcoscenico in cui fra platea e scena è scomparsa la quarta parete e il tutto è diventato spettacolo. Merito di Angela Gallaro che nella costruzione della scena e dei costumi si è servita di ampi drappeggi realizzando un efficiente abitat teatrale tipizzando un’epoca e un ambiente quale quello circense e claunesco dove si svolge la storia. Ed è singolare e palese il rispetto esegetico di Dipasquale nei confronti della vicenda mentre è moderna l’analisi dei sentimenti e l’impostazione dei personaggi e di un triangolo dove l’amore impossibile si scontra con la morte. Le musiche di Germano Mazzocchetti hanno caratterizzato l’ambiente circense e i languori, le sofferenze e le speranze deluse di un amore che è stato illuminato dalla sapiente esperienza di franco Buzzanca
Del numeroso cast che ha funzionato nella sua collettività spicca la maturità artistica di Angelo Tosto che tolto la maschera al personaggio per rivelarlo nella sua verità umana senza guasconate ed eccessi cavallereschi rivelandone la sofferenza e l’impossibilità della realizzazione di un amore: una grande prova; David Coco è Cristiano un giovane di oggi che ha radici antiche che testimonia come la bellezza apre tanti capitoli però – se manca la personalità – i capitoli non vengono sviluppati e avere coscienza di questo limite ingigantisce la potenzialità del personaggio. La performance di Coco ha reso tutto ciò. Rossana, i cui panni veste Lucia Fossi, è sicura nell’esprimere il suo ruolo di innamorata dell’amore ma sa essere straziante nel dialogo (nel prologo e nel finale) con Cyrano quando intuisce la verità che il cugino è stato sempre innamorato di lei e che Cristiano ha parlato d’amore sempre con le sue parole. Una prova convincente.
Buona la prova dei comici che hanno reso plausibile il mondo del circo e le vicende del protagonista e degli altri attori che hanno recitato anche in più ruoli: Leonardo Marino, Gianpaolo Romania, Cosimo Coltraro, Sergio Seminara, Plinio Milazzo, Luca Iacono, Marina La Placa, Liliana Lo Furno, Lucia Portale, Francesco Russo.
Applausi ed applausi durante lo spettacolo ma soprattutto alla fine sono stati lungamente reiterati.