Gabriele D'Annunzio tra amori e battaglie
di Carmelo La Carrubba

 

 

Il clamore della vita privata ha in parte nascosto dietro gli avvenimenti biografici, i problemi critici dell’opera di D’Annunzio ma, è pur vero, che il Vate della propria vita ne ha cercato di fare un’opera d’arte. Sulla vita di “Gabriele D’Annunzio, tra amori e battaglie” interpretata magistralmente da Edoardo Sylos Labini ruota lo spettacolo andato in scena al Teatro Musco per lo Stabile di Catania, con la regia di Francesco Sala e la partecipazione del ddejay Antonello Aprea che con la sua consolle,  è in un certo senso, coprotagonista.

Il testo dello spettacolo nasce con la collaborazione di Giordano Bruno Guerri che del  Vittoriale è presidente e sottintende un lavoro storico e filologico approfondito e soddisfacente.

In teatro D’Annunzio, nel decennale sodalizio con la Duse, portò la ricerca di una scrittura che avesse dignità letteraria e la bellezza formale generalmente assenti, con poche eccezioni nella drammaturgia italiana, dall’altra, nel rapporto pratico con la scena, impose una dimensione personale rivoluzionaria che si potrebbe definire una delle utopie teatrali del Novecento.

La sua vvita fu “costruita” all’insegna della raffinatezza e dell’eleganza intellettuale sia nella scrittura (tecnicismo formale) che nella pratica quotidiana: pertanto prediligeva le esperienze rare, “proibite”, ambiva ad apprezzare la bellezza misteriosa, sensuale, fino al gesto dell’ascesi mistica secondo i dettami del Decadentismo che impazzava in Europa e soprattutto in Francia. Al mito del superuomo D’Annunzio affiancò quello della super nazione chiamata dal destino all’impero ed egli scese in campo da comandante delle imprese di Fiume e di Vienna. Il fenomeno del  decadentismo in Italia venne vissuto, anche se di riflesso, da D’Annunzio e anche da Pascoli.

Lo spettacolo che ha in Sylos Labini il suo interprete ideale per bravura e somiglianza con “pelata naturale” ripercorre gli amori, gli splendori,le dissolutezze, gli sperperi inutili, l’esilio in Francia prima e al Vittoriale dopo con la pianista Luisa Baccara, il suo rapporto con la moglie, l’esperienza umana e intellettuale  con la Duse, il titanismo politico nelle battaglie,il decadentismo, la cocaina,, la sua disponibilità al marketing per fare soldi perché fu sempre rincorso dai creditori per una vita all’insegna dell’eccesso in cui i conti non quadrarono mai.

Sylos Labini ha reso credibile D’Annunzio anzi l’ha fatto rivivere dandoci un ritratto storico intellettuale più che verosimile di un personaggio che è stato indiscutibile protagonista della Storia e della Letteratura italiana.

La drammaturgia dello spettacolo si avvale della presenza della consolle sulla scena manovrata agilmente dal Sala che dà e si fonde con l’interpretazione del protagonista sottolineando e dettando tempi e gesti, movenze del corpo e itinerari scenici componendo un linguaggio ricco di significati e di impressioni.

Sulla scena hanno dato il loro valido contributo attorale Viola Parnaso nei panni della Duse, Giorgia Sinicorni in quelli di Emilie Mazoyer, Alice Viglioglia    è la moglie Maria Hardonin infine Silvia Siravo è la pianista Luisa Baccara.

Spettacolo interessante e scorrevole nei tempi rapidi di un linguaggio scenico moderno e innovativo ben apprezzato dal pubblico che ha applaudito con convinzione.

Lo spettacolo avrebbe meritato maggiore visibilità pubblicitaria e una  più prolungata programmazione (nei limiti del possibile).