Ma l’andamento della storia ha il tono e lo stile del vaudeville venato da una sarcastica ironia pur svolgendosi in una torre claustrofobia e fatiscente in cui i protagonisti si affrontano con parole acuminate come lame cosumando così la loro crisi matrimoniale. Il regista Marco Bernardi ha focalizzato la sua attenzione nella soluzione scenica di quella che è la vita in comune, matrimoniale o no, e soprattutto sullo scontro fra i sessi, fra uomo e donna quando è in gioco la sessualità nel rapporto di coppia che risulterà sempre disarmonico in quanto i pezzi di questo mosaico, per vari motivi, non combaciano e, per quanti sforzi facciano per andare d’accordo, non fanno altro che mostrare impietosamente le divergenze e la mancanza di affinità che li contraddistingue. Inoltre – ed è ben sottolineato dalla regia – anche quando i rapporti di lei con l’amante siano impetuosi e sfrenati, lasciando presagire un diverso rapporto, più equilibrato rispetto a quello precedente, è deduzione errata in quanto l’autore e il regista sottolineano che nel rapporto di coppia c’è sempre uno che comanda e l’altro è la vittima.
Con questa palese dimostrazione non c’è chi non può non vedere che
l’esito di una crisi in qualsiasi rapporto di coppia e in particolare
nel matrimonio che della coppia dovrebbe sancire l’efficienza
esistenziale, sarà sempre rovinoso. In questo turbinio di sentimenti
freddi e rancorosi come le rispondenti scene Episbert Jaekel, i costumi
di Roberto Bauci e l’ambientazione scenica di Franco Maurina attestano
nella loro realizzazione, si pone l’interpretazione di un trio
straordinario costituito da Paolo Bonacelli, capitano d’artiglieria in
una fortezza, uomo rozzo, prepotente e compiaciuto di esserlo, una volpe
nel trovare nel trovare espedienti contro la moglie, Patrizia Dilani, ex
attrice, un carattere forte e determinato, vendicativo che non appena si
presenta l’occasione del vecchio parente, si scatena con la foga di un
universo femminile avido e crudele che in fondo – e questa è l’idea
maschilista dell’autore dev’essere tenuta a bada; infine Carlo Simoni,
l’ispettore di quarantena, causa scatenante di una crisi che già covava,
più vittima che orgoglioso amante. La vecchia è Liliana Casartelli
mentre Iolanda Piazza è la cameriera. Pubblico alla fine plaudente.
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