Il drago
di Carmelo La Carrubba

 

 

Il tema della dittatura e del tiranno che la incarna associato al tema della libertà che ne subisce l’umiliazione della sconfitta sono per ogni cittadino un argomento importante se egli vuole vivere in uno Stato giusto e democratico. Un atto di accusa contro il nazismo e la dittatura di Hitler che sottomisero l’Europa per parecchi anni nel cuore del secolo scorso, è “Il drago” (1942) una fiaba teatrale scritta durante la Seconda Guerra Mondiale dal drammaturgo russo Evgenij Schwarz . Questo spettacolo è nato per le scuole e dopo mesi di recite il Teatro Stabile di Catania che l’ha prodotto l’ha riproposto – per un pomeriggio straordinario - ai grandi e ai piccini al Teatro Ambasciatori.


La fiaba altamente educativa sulla libertà è incentrata sul tema eticamente importante dell’amore per l’umanità, della lotta alle ingiustizie, dell’orgoglio di essere capaci di ribellarsi al tiranno. E di come la dittatura, ovunque si insedia, mantiene sempre la caratteristica di opprimere i suoi cittadini con la violenza e la corruzione. Tant’è che questo testo nato contro il nazismo e scritto da un autore russo non potè essere portato in scena – dopo la Seconda Guerra Mondiale – perché proibito dalla censura sovietica a mosca forse temendo che il testo potesse alludere anche alla dittatura stalinista. Rientrando questo spettacolo in un programma educativo non c’è chi non veda come il tema sia sempre di attualità e non possa mancare un tale pilastro nella formazione della personalità di un giovanetto. In questa favola la morale è netta e chiara : una collettività non può delegare ad altri la difesa della propria libertà ma deve assumersi la responsabilità individuale nel proteggerla contro chiunque come nel caso del “Drago” che spadroneggia nei secoli su una collettività e finalmente viene sconfitto per “rinascere” non appena l’indignazione morale si affievolisce.

 

La realizzazione dello spettacolo che si avvale di attori esperti e di valore quali Pippo Patavina, Marcello Per racchio, Sergio Seminara e di tredici giovani talenti della scuola del Teatro Stabile di Catania diretta da Ezio Donato che è l’abile regista della messa in scena trova, inoltre, nelle scene e nei costumi di Dora Argento che si ispira al folklore russo e in particolare alla pittura di Chagall di netto stampo favolistica, accompagnate dalle musiche di Joe Schettino ricche di riferimenti al repertorio dell’epoca e ai funzionali movimenti coreografici di Donatella Capraio che in certi momenti davano allo spettacolo i ritmi di un musicol che ha le luci sapienti di Franco Buzzanca.
Patavina nel creare questo “drago” vile e cialtrone si è ispirato a tante scenette del passato e ne ha fatto una “summa” con riferimenti anche petroliniani e facendo il verso a sé stesso quando iniziò la carriera artistica come cantante e arricchendo il personaggio cn delle gag esilaranti una delle quali merita di essere ricordata: il tiranno colpito a morte su una sedia doveva essere trascinato al cimitero ma non riuscendo l’operazione egli si alza dalla sedia dov’era moribondo e – rivolto verso il pubblico – e dice: per questa volta ci andrò a piedi al cimitero. Suscitando l’ilarità del pubblico nel sottolineare come finzione e gioco teatrale sono possibili con la collaborazione del pubblico.
Anche Marcello Per racchio non è da meno nel costruire il suo ruolo di podestà e di uomo ricco di tic fino alla follia: anche lui uomo di potere e tiranno incarna la continuità della dittatura sotto qualunque colore politico.


In questa grande metafora eccelle anche il ruolo di Sergio Seminara e dei giovani talenti della scuola catanese.
Lo spettacolo pur gradevole nella sua realizzazione ha forse una durata “eccessiva” per dei ragazzini che hanno dei tempi di attenzine di più breve durata.
Pubblico , nella sostanza, divertito e plaudente durante e alla fine dello spettacolo.