Due donne che ballano
di Carmelo La Carrubba

 

La commedia “Due donne che ballano” dai risvolti drammatici dello spagnolo Josep Maria Benet i jornet narra di un microcosmo esistenziale in cui la solitudine attanaglia e incattivisce la vita di due donne: una anziana signora e la badante laureata.
In scena al Teatro Verga per lo Stabile di Catania dal 16 al 21 marzo 2017 lo spettacolo teatrale è interpretato da due bravissime attrici Maria Paiato e Arianna Scommessa che in un’ora e quaranta minuti sviscerano brillantemente la convivenza di due donne che si scontrano per tutelare ognuna il proprio essere fino all’epilogo finale in cui troveranno il loro punto di intesa.


La scena di Barbara Bessi è l’interno modesto di un appartamento in cui spicca solamente la biblioteca dei fumetti creata dalla protagonista e suo vanto e rappresenta una confessione autobiografica dell’autore che anche lui fa collezione di fumetti del passato una passione che condivide con la più anziana delle due donne.
La regia di Veronica Cruciani ha creato un linguaggio teatrale apparentemente semplice in cui la narrazione scorre come il flusso della vita in cui queste due donne schive ma energiche si affrontano con forza ma anche con ironia e disincanto. Esse hanno personalità forti ma identiche e soffrendo la loro solitudine hanno bisogno l’una dell’altra.
Il racconto teatrale si snoda in un confronto che è scontro e confessione che riesce a far breccia in quella solitudine che ha condizionato la loro esistenza in maniera amara a volte stemperata dall’ironia ma sempre con qualcosa di “acido” che la caratterizza. Eppure in questo loro dialogo esistenziale c’è spazio per la loro affinità che li porterà alla fine a scopi comuni e a ballare quell’intesa a cui da sempre aspiravano.


La commedia nella sua essenza è di un pessimismo amaro perché segna per ognuno la difficoltà del dialogo con un altro essere e con molta durezza mette alla prova il rapporto fra genitori e figli un dialogo fra sordi in cui le persone anziane sono segnate dall’essere messe in un ospizio e le due protagoniste per sfuggire a questa finalità – una volta trovata un’intesa fra loro due – troveranno un’altra soluzione che non credo abbia risvolti ottimistici. In ciò la visione amara del testo ben vissuto dalle protagoniste sta nello sfondo della vicenda e rappresenta una soluzione nefasta attenuata e resa accettabile dal loro straordinario rapporto che li porterà a ballare insieme almeno per una volta anche a sottolineare come sia difficile il rapporto con gli altri , la convivenza e il dialogo con le persone. Un itinerario fuori da ogni schema sociale che vive e prospera fra le mura domestiche e che – ripeto - segna l’amarezza di una visione esistenziale dell’autore che la bravura sia della Paiato che della Scommegna rendono accettabile per la leggerezza della loro recitazione, l’ironia sul loro stato e l’aver creato due personaggi vivi e umani che purtroppo rappresentano tanta umanità vivente.
Il pubblico attento ha seguito con trepidazione la storia delle due donne e ha fortemente applaudito per più e più volte richiamandole sul palcoscenico le due straordinarie interpreti.