Dyskolos
di Carmelo La Carrubba

 

Spettacolo dalla comicità esilarante è “Dyskolos” (317 a. C.) di Menandro (Atene 342 a. C. – 291 a. C.) nell’adattamento scenico di Romano Bernardi che ne cura la regia, in scena al Teatro Brancati di Catania e che ha come protagonista Tuccio Musumeci nel ruolo del servo Pirria in cui si riversa l’incontenibile comicità dell’attore catanese.
Nel “Dyskolos” vi si narra la vicenda di Cnemone, vecchio e scontroso misantropo che è solito allontanare a bastonate chi aspira alla mano della figlia ma che dovrà ricredersi quando caduto dentro un pozzo sarà salvato dal giovane Sostrato, giovane e ricco innamorato della figlia.


Romano Bernardi, milanese trapiantato a Catania, cultore della lingua siciliana, ha riscritto in dialetto – adattandola al genio comico di Tuccio Musumeci – la commedia di Menandro trasferendo, rispetto all’originale, il nucleo della comicità sul personaggio dello stralunato e maldestro servo Pirria.
E ha colpito nel segno inserendo anche sfumature comiche che sono della comicità catanese come quando – è solo un esempio – Pirria, per ordine del suo padrone, trasporta i massi (che avrebbero dovuto costituire il muro di fronte alla casa del misantropo) in altro luogo e, ogni volta, si muove come una candelora, con diverso tipo di “annacamento” come è nella consuetudine delle varie candelore quando, durante la fasta di Sant’Agata, ringraziano il commerciante di turno.
Bernardi prendendo spunto dalla trama – pur non tradendone lo spirito – ha creato una nuova commedia attraverso, come sopradetto, una nuova lingua in cui situazioni e e personaggi vengono caratterizzati in maniera decisamente comica.
E qui nell’interpretazione del personaggio di Pirria ha modo di apprezzare e divertirsi con la comicità di Tuccio Musumeci che “spara” le battute in maniera esilarante colpendo nel segno della deformazione comica e imprimendo un ritmo vertiginoso al dialogo per accentuare ancor più situazioni apparentemente drammatiche che volgono alla comicità e al riso. In questo assecondato da un cast di attori ben dotati e ben diretti: da Plinio Milazzo nei panni di un dio Pan stacatanese o di Davo seguace della maga Panfile, una piacevole scoperta a Giovanni Santangelo, altro seguace della maga; a Maria Rita Sgarlata, la maga, in un ruolo ora comico ora grottesco. A Salvo Piro e Debora Bernardi nelle vesti dei due innamorati che si adattano al ruolo comico nell’uso di una lingua che si presta all’equivoco e al doppio senso con risultati comici, come nel caso della Bernardi, veramente esaltanti.


Olivia Spinarelli veste i panni della serva di Cnemone, Simiche, ha creato un personaggio decisamente comico attraverso una interpretazione brillante con toni e movenze a volte inutilmente eccessivi.
Agostino Zumbo nei panni di Cnemone è un personaggio drammatico ma che diventa, nella interpretazione dell’attore, una maschera grottesca con ottimi risultati ora comici, ora drammatici, ora farseschi e con sfumature umoristiche in situazioni ambigue fra lui e il servo Pirria.


Tuccio Musumeci oltre ad essere di una comicità a tutto tondo sa creare il personaggio del servo, sempre ricattato di essere venduto (come S.S.B.M.) sulle navi a servire i marinai come donna perché sa anche “giocare” con Cnemone quando di offre di assecondarlo, riuscendo a strappare – dopo tante risate – anche un ulteriore sorriso.
Pubblico plaudente, plaudente, plaudente.