Edipo Re - Edipo a Colono
di Carmelo La Carrubba

 


Dopo vent’anni la Compagnia Mauri-Sturno riporta in scena a Catania con lo spettacolo “Edipo Re-Edipo a Colono” la grande drammaturgia greca del Mito al Teatro Verga per lo Stabile di Catania dal 22 al 30 aprile.
Per molti aspetti un evento perché ripropone sia il teatro di un grande attore sia uno spettacolo dall’impostazione classica ma di una modernità inquietante nell’affrontare temi antichi che appartengono al vissuto quotidiano di ogni uomo moderno e contemporaneo.
Dal “conosci te stesso” che fu un’esigenza della cultura greca di Duemila Anni fa alla necessità della ricerca della verità sia nei propri confronti che nei riguardi degli avvenimenti. Per cui “Edipo Re” ha l’impostazione strutturale del giallo in cui si ricerca sia la verità su fatti e avvenimenti che il colpevole cioè l’uomo che ha creato quei fatti senza rendersene conto. Ecco la necessità di conoscere sia introspettivamente che oggettivamente da parte di Edipo la sua storia e sé stesso ed ecco che questa storia diventa la storia dell’uomo e dell’umanità.
“Edipo a Colono” – che narra la fine di Edipo è anche il rapporto dell’uomo con la morte: la cui consapevolezza giustifica una vita. In quest’opera Edipo, non più re, non vedente per gli errori commessi finalmente comincia a “vedere” il suo passato: perché, a rifletterci, è senza colpe!
I due capolavori “Edipo Re – Edipo a Colono” nella recente nuova messa in scena sono stati affidati ad Andrea Baracco per “Edipo Re “ e l’interpretazione straordinaria di Roberto Sturno nel ruolo di Edipo ed “Edipo a Colono” alla regia e alla interpretazione magistrale di Glauco Mauri che dopo averci dato un ritratto indelebile di Tiresia (il cieco che vede la verità dei fatti) in “Edipo Re” ci offre in “Edipo a Colono” un Edipo vecchio e cieco, vicino alla morte, capace di guardare il suo vissuto e di indicarci il senso della sua esistenza riconciliandosi col proprio destino.
Per Mauri – nell’approccio con Sofocle e il suo eroe è indispensabile creare un ponte fra la grande umanità artistica del teatro e l’arte del vivere di oggi a cui aspiriamo di accostarci.
I due testi che hanno caratterizzato lo spettacolo dividendolo in due parti sono stati affidati il primo alla regia di Andrea Baracco che con le scene e i costumi di Maria Crisolini Malatesta ha creato un’atmosfera temporalesca in cui si svolge il romanzo giallo di Edipo alla ricerca della verità sulla morte di Laio, suo padre, in cui il vero colpevole risulterà il re di Tebe che ha sposato la propria madre Giocasta – senza saperlo – che non ha visto quando era in grado di farlo e che si punisce accecandosi.
Baracco ha creato con sensibilità e intelligenza un linguaggio scenico essenziale e fortemente espressivo anche per la formidabile interpretazione di Roberto Sturno che di Edipo ha mostrato tutta la forza cieca e infine la consapevolezza di una verità sofferta e invalidante.
L’uomo Edipo porterà con sé – come ogni uomo – i segni e le conseguenze del suo passato.
Con Mauri regista dell’”Edipo a Colono” e la sua interpretazione cambia – com’era nella logica della stagione finale della vita – l’impostazione registica e il linguaggio scenico diventa riflessivo e consapevole nel formulare un giudizio che riguarda tutti. I toni sono ora sopiti ora scattanti, umili mai servili nel chiedere protezione al Re Teseo che lo proteggerà.
Ma quello che sorprende in questa seconda parte – dopo la grande interpretazione di Roberto Sturno nella prima – è l’interpretazione di Mauri e la sua raffinata arte recitativa che sa usare i toni, i tempi e i registri della voce in maniera “sublime” (aggettivo caro al maestro) e il ritratto del Re vecchio che teme per le figlie e ridimensiona l’arroganza del figlio è oltre che veritiero grandioso per la sua credibilità. Una interpretazione magistrale che ormai, per il teatro in genere ( come rilevava Orazio Torrisi) è difficile da reperire se non impossibile.
Le musiche di Mazzocchetti sono aderentissime allo spirito dell’opera di riferimento esprimendone – in maniera suggestiva – sfumature e tensioni estreme.
Un cast formidabile perché ben affiatato e ben diretto da ambedue i registi: Roberto Manzi – Barbara Giordano – Laura Garofoli ( una vera promessa) – Mauro Mandolini – Paolo B Vezzoso – Laurence Mazzoni – Ivan Alovisio.
Pubblico interessato e attento e, abbiamo notato che quando scattava l’applauso si interrompeva per non rompere quell’atmosfera empatica che si era creata. Applausi ripetuti e intensi alla fine della rappresentazione per la compagnia tutta e specialmente per Sturno e il grande Mauri.