Eleonora ultima notte a Pittsburg
di Carmelo La Carrubba

 


Far rivivere il mito di una grande attrice quale fu Eleonora Duse di cui nessuno di noi (attori e spettatori) ha avuto la fortuna di vederla e di ascoltarla (considerato che il suo unico film “Cerere” era muto) non è impresa da poco ma è del teatro l’impresa di riuscirci per la straordinaria interpretazione di Anna Maria Guarnirei. La protagonista nel monologo di Chigo De Chiara di circa un’ora “Eleonora ultima notte a Pittsburgh” in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile di Catania rievocava la Duse attraverso la sua esperienza di attrice e l’autobiografia di lei nella vita e sulla scena disegnandoci il ritratto di una donna e di una teatrante che è nello stesso tempo l’incarnazione del mito e quello che sempre sarà una grande attrice quando raggiunge i vertici della sua arte. E a proposito della sua vita privata e artistica la Guarnirei dice della Duse che Eleonora fosse in amore infelice comunque è una caratteristica della donna di teatro: era una teatrante, una vagabonda, e il suo vero mondo, il suo amore assoluto, era il teatro e la sua vita era quella dei suoi personaggi.
La Guarnirei di questo mito – che è poi una sua straordinaria collega – ha rievocato gli stati d’animo attraverso i suoi amori con Flavio Andò, Martino Cafiero, Arrigo Boito e Gabriele D’Annunzio o rifacendo il verso ad alcuni personaggi da lei interpretati ed entrati nella leggenda come la Giulietta Schespiriana.
L’arco della sua vita mortale va da Vigevano dove nasce in una stanza di albergo e si chiude a Pittsburgh, sempre in una stanza di albergo, dove muore e in questa sua ultima notte – come in un delirio di rara lucidità ha modo di rivivere il suo pessimo rapporto con i medici, salvandone solo uno che per la sua malattia gli prescrisse “Mozart e Beethoven mezzogiorno e sera prima dei pasti principali” sottolineando come il crudele percorso del male le avesse rovinato i polmoni.
La scena di Barbara Petrecca ci presenta una camera di albergo che somiglia ad un camerino di scena dove grandi veli rendono un clima che appartenne alla Duse vestita in maniera singolare, preziosa, in cui scena e vita si fondono in maniera particolare.
La regia di Maurizio Scaparro ha imposto rigore e semplicità ad un’attrice che fin dall’esperienza fondamentale nella Compagnia dei Giovani ha impostato la sua recitazione fuori da ogni esagerazione riportandola all’essenziale in cui è possibile esprimere la verità dei sentimenti attraverso la bugia del palcoscenico. Ed un bel saggio di bravura in questo senso è la sua interpretazione di Eleonora che può essere anche la Guarnirei e dandoci così un ritratto di quello che può essere una grande attrice quando diventa un mito.
Gli applausi sono stati a scena aperta e alla fine c’è stato un fuori programma:: durante lo spettacolo una spettatrice aveva disturbato lamentandosi per la poca funzionalità dell’acustica. L’attrice, dopo aver ringraziato il pubblico che l’aveva applaudito ripetutamente, ha invitato la spettatrice a dire cosa non andava perché col suo atteggiamento aveva disturbato la sua concentrazione. Era solo per chiarire. Silenzio in sala e nessuna risposta.
Episodio spiacevole in cui forse avevano ragione un po’ tutti anche se per motivi diversi : certamente un po’ meno la spettatrice che aveva provocato il disturbo forse senza rendersene conto. Ebbene ci sono spettacoli che hanno bisogno di teatri adeguati al tipo particolare di rappresentazione.: mi sovenne di ricordare in quel momento la prima a Roma di “Un marziano a Roma” di Ennio Flaiano interpretato da Vittorio Gassman, un flopp teatrale che successivamente non ci fu più perché presentato in un teatro idoneo al testo e al tipo di spettacolo.
Post scriptum: per dovere di cronaca riferisco il commento di uno spettatore: “Ottimo spettacolo. Ma come c’entra col tema di questa stagione all’insegna dell’arte della commedia?”