| Elettra |
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di Carmelo La Carrubba |
E’
il dramma della riflessione e dell’attesa più che la tragedia scatenata
dall’azione tragica il tema dello spettacolo “Elettra” di Sofocle
nella traduzione di Caterina Barone con Lina Sastri al
Teatro Stabile di Catania. Nel testo di Sofocle “Elettra” la
protagonista del ruolo eponimo incarna l’immagine della giustizia in
quanto prepara ed attua col fratello Oreste il matricidio di
Clitennestra e l’uccisione di Egisto, complici della morte del padre
Agamennone.
E’ una tragedia in cui – si diceva sopra – un ruolo importante ha
l’attesa che matura lo scatenarsi delle passioni che, in poco tempo,
precipitano in esito tragico concludendo avvenimenti attesi da lungo
tempo. Fatto singolare è come la tragedia si sviluppa cioè come essa
viene rappresentata: essa va raccontata per attenuare la crudeltà di un
omicidio di fronte allo spettatore che più che spaventato va aiutato a
capire, a meditare sulle passioni, le perversioni, le vendette che
travolgono l’animo dei protagonisti. Altro aspetto importante dello
spettacolo è la fusione di parola, musica, danza, canto in un’unica
sintesi che trova la consacrazione nel finale quando – sostituito quello
sofocleo con la versione di Hoffmansthal – si assiste alla danza
parossistica della protagonista che rappresenta non solo un
arricchimento del linguaggio scenico ma anche un modo di far rivivere il
passato dei tragici greci. Infine il racconto di Elettra, lo svolgersi
tragico della protagonista è vissuto e sviluppato col coro. Essa,
Elettra, le cui vesti indossa Lina Sastri, alla potenza della figura
tragica ha sostituito la musicalità della parola che però – nei momenti
importanti della tragedia – sa “gridare” con energia il suo dissenso
etico mentre sceglie la solitudine nell’attesa che si compia giustizia.
Elettra – assieme ad Antigone – appartiene al filone delle eroine greche
più pure e più schiette perché finalizzano ogni loro gesto più che alle
loro passioni alla loro esigenza di giustizia. E pur avendo a che fare
con fatti di sangue in cui vengono messi a nudo i sentimenti e le azioni
più efferate e crudeli esse mantengono le idee chiare fino in fondo non
viziate da mezze misure. Per cui il racconto attorale diviene sulla
scena la rappresentazione tangibile di una introspezione psicologica
capace di far capire fino in fondo passioni e intenzioni del
personaggio: l’odio in famiglia tra madre e figli, lo spappolarsi della
famiglia perché la madre ha ucciso il marito, la vendetta attuata che
solo una profonda riflessione di civiltà potrà modificare; sono i venti
passionali che ne agitano l’anima.
L’interpretazione della Sastri padroneggia una tematica alta e
importante con apparente semplicità e si muove sulla scena con
padronanza nel raccontarci la sua tragedia. Luciano Virgilio è il
pedagogo: una interpretazione netta, ricca di umanità; Leda Neuroni è
madre e matrigna per le sue contraddizioni; Max Malatesta è Oreste,
Giovanna Mangiù è la sorella Crisotemi; Giovanna Di Rauso e Giovanna
Mangiù sono le corifee mentre Massimo Reale interpreta i ruoli di Egisto
e Pilade. Due punti importantissimi dello spettacolo sono la regia di
Luca De Fusco che ha saputo dare compattezza allo spettacolo e una
logica al suo svolgimento puntando sulla interpretazione della Sastri
mentre Mauro Mazzocchetti ha creato una scena in cui al centro i
personaggi emergono e si immergono come i pensieri di una mente agitata
rispecchiando quella “introspezione” di cui parlammo all’inizio. Lo
spettacolo è stato ben gradito dal pubblico e applaudito con
convinzione.