Faust ovvero Arricogghiti u filu
di Carmelo La Carrubba


La coscienza dell’uomo e in particolare, oggi, quella dell’uomo contemporaneo con le sue inquietitudini sono al centro della riflessione di Vincenzo Pirrotta autore, regista e interprete dello spettacolo “Faust ovvero Arricogghiti u filu” ispirato al testo di Cristopher Marlowe andato in scena la sera di venerdì 25 e proseguendo sabato 26 (ore 21) e domenica 27 (ore 18) al Piccolo Teatro della città di Catania in cui a fianco dello stesso Pirrotta (che cura anche scene e costumi) c’è una straordinaria Cinzia Maccagnano; le musiche originali sono di Luca Maugeri, assistente alla regia Marta Cirello.
Vincenzo Pirrotta col suo personaggio affronta una realtà che conosce solo vertici sublimi o abissi incalcolabili e dove prevale l’esaltazione di sé e una inesausta volontà di dominio del mondo. Ma l’uomo – lo sa lo spettatore – non può portare a termine la conquista del mondo perché – come tutti – è costretto a confrontarsi con la morte. E inoltre Egli aspira ad essere Dio ma non potrà mai esserlo. La sua finitezza o come direbbe Kant l’essere fatto di un legno storto non gli consente – in assoluto – la perfezione!
Pertanto la drammaturgia dello spettacolo si incentra sul mito della onnipotenza e della sua sconfitta. Già Marlowe ne “La tragica storia del dottor Faustus” (1592-1593) pone Faustus alla ricerca della conoscenza assoluta così come il protagonista della leggenda medievale che vende l’anima al diavolo per averne in cambio poteri magici.
E – mi si consenta un’ultima notazione – Faustus in Marlowe è l’uomo di scienza consapevole della propria potenzialità che reputa inadeguata al raggiungimento dei suoi scopi sublimi e decide di dedicarsi alla magia – la sola arte – a suo parere – che potrà fare di lui un dio.
Vincenzo Pirrotta ha inteso la modernità di una storia in quanto espressione della coscienza dell’uomo che si confronta con la propria ambizione e le proprie fragilità e lo fa con un racconto scenico breve ma intenso in una scena quasi nuda con pochi simboli presenti in cui oltre laa parola e la prestanza fisica dell’attore sono la musica e le luci a creare una atmosfera drammatica capace di esprimere il dramma di un uomo e la sua dannazione. Il racconto si arricchisce della presenza della Maccagnano nei panni ora di Lucifero ora di Mefistofile o di altre figure in cui appare il Male o se si vuole il Diavolo ma è anche la storia del dibattito che la nostra coscienza fa con sé stessa e con la realtà nell’accettare o nel condannare il Male o – ancora – nello sprofondare nell’abisso dell’errore quando la nostra valutazione è errata.
In questo travaglio spirituale Pirrotta esprime potentemente e in maniera convincente e – in un dialogo serrato con la Maccagnano il conflitto della coscienza che è dell’uomo ma è anche della contemporaneità
Sessanta minuti di spettacolo intenso in cui l’attenzione dello spettatore era tutta tesa sul palcoscenico ad intendere lo sviluppo della storia di Faust in cui il dialetto siciliano trovava l’equilibrio di una lingua nell’arricogghiri u filu della vita dell’uomo.
Silenzio e attenzione allo spettacolo e applausi calorosissimi e reiterati alla fine della rappresentazione.