Il filosofo di campagna
di Carmelo La Carrubba



L’ingegno e l’umanità di Carlo Goldoni (1707-1793) sono presenti e rafforzano nelle sue opere – anche in quelle “minori” – una struttura teatrale fra le più solide e fruibili. Egli è l’autore comico della tradizione italiana sullo sfondo di una realtà politica e linguistica frammentata. Il suo percorso di scrittore teatrale a pagamento nasce più dalla esperienza quotidiana e dalla pratica del teatro con attori e capocomici che dai libri; egli costruì così una delle più perfette macchine teatrali: attraverso le sue commedie e la sua “rivoluzione” teatrale creò un nuovo genere di spettacolo definendo meglio i caratteri dei personaggi a cui diede una lingua che fosse intesa da molti e capace di esprimere ogni cosa.
Per onorare tanta genialità il regista Gianni Salvo e il musicista Pietro Cavalieri – che già nel 1993 con lo spettacolo “Il mercato di Malmantile” del Veneziano, in occasione del bicentenario della morte, avevano offerto un allestimento che fu segnato da un grande successo – hanno portato in scena nel tricentenario della nascita “Il filosofo di campagna” (1754) al Piccolo Teatro di Catania uno spettacolo che sta riscuotendo un grande successo. Lo spettacolo testimonia del genio teatrale del Nostro in rapporto al Melodramma e alla sua arte nell’invenzione del “dramma giocoso” nonché dell’intelligente lettura interiore dei personaggi che qui viene espressa dalla musica del maestro Cavalieri e dalla perfetta regia di Gianni Salvo. Quest’opera giocosa è un gioiello di sintesi dei temi goldoniani: essa esprime, attraverso il suo protagonista, Nardo, il filosofo contadino – illuminista moderato come Goldoni - che ha i piedi nella sua terra ed è metafora positiva dell’autenticità dell’uomo lontano dai vizi e dalle ipocrisie della città, il buonsenso contadino.
I personaggi incarnano gli ardori e le insofferenze dei giovani, gli amori contrastati, l’astuzia e lo sberleffo dei servi nonché la la loro “misura” che – ripeto – trova riscontro e visibilità nel personaggio di Nardo. Parola verso musica ed azione scenica si uniscono per narrare la vicenda del filosofo in cui alla perfezione dei tempi scenici dettati dalla regia e dei duetti musicali briosi ed espressivi in cui emerge la bravura dei cantanti e del maestro Cavalieri che con molta ironia ha rivisitato molti temi dell’opera buffa e li ha saputo adattare con maestria alle vicende di Nardo e di Lesbina, di Eugenia e di Tiberio, di Rinaldo e del notaio Capocchio creando situazioni comiche fra vecchi e giovani, fra serve e padroni, fra furbi e gabbati. Un giocoso gioco scenico ben congegnato per far emergere le qualità attorali di ogni componente del cast che è costituito da Jannifer Schittino nel ruolo di Eugenia dotata di ottimi mezzi vocali e di buona disposizione attorale, Tiziana Bellassai è Lesbina, briosa e spiritosa, tutta intelligenza e saggezza senza rinunciare ad essere donna amorosa, Fiorenzo Fiorito è Nardo un personaggio creato con convinzione ed umanità che eccelle nel suo ruolo, Aldo Toscano è il vecchio “satiro” che si muove con sicura autoironia, Giuseppe Carbone è il notaio-marionetta più che un personaggio una riuscita macchietta; infine Alberto Orofino colui che introduce lo spettacolo è Goldoni in un breve monologo preso dai suoi diari parigini. I personaggi si muovono su una scena, di Oriana Sessa, essenziale ma capace di far svolgere ampiamente l’intera vicenda. Pubblico entusiasta e ben appagato che ha applaudito durante e più e più volte alla fine dello spettacolo.