Finale aperto
di Carmelo La Carrubba


Una vecchia gloria della televisione italiana Ugo Gregoretti, testimone di sé stesso ma soprattutto memoria storica della canzone italiana dei primi ’50 anni del ‘900 si presenta al pubblico teatrale con tanta ironia ed altrettanto auto-ironia (“Scusate ma devo fare tanti mestieri, anche quelli che non so fare”) e con documenti visivi d’antan che testimoniano del gusto e della cultura di un’epoca. L’ironia e il garbo del presentatore-affabulatore è ancora presente in questo “Finale aperto” spettacolo di e con Ugo Gregoretti andato in scena a Catania al Piccolo Teatro di Gianni Salvo il 7 e l’8 di dicembre in cui il protagonista “in veste di docente” parla de “la produzione discografica di genere evasivo: canzonette, macchiette, monologhi comici, brevissime sceneggiate drammatiche…” tutti testi incisi “…in vecchi dischi di vinile a 78 giri che sono diventati una collana discografica edita dalla Fonit Cetra – ricorrendo – per visualizzare la voce incisa nel disco, alla tecnica del play-back e ad un attore che cantava con la voce di un altro. Questo spettacolo inizia da “Fonografo italiano” la trasmissione televisiva che nel 1979 Gregoretti pensò e fece conoscere agli italiani partendo da un’idea inchiesta che attraverso le canzoni (partendo da fine ‘800) si sarebbe conosciuto il costume, le abitudini, i vizi degli italiani.


Ne è nato oggi sulla scena uno spettacolo dal sapore del documento ma dallo spiccato interesse per lo spettatore che attraverso questo racconto scenico può ri-costruire la storia della sceneggiata, del caffè chantant, l’avanspettacolo, il cabaret, ma nello stesso tempo si è disegnato il volto dell’Italia e dell’Europa dell’epoca attraverso attori e uomini di spettacolo che sono stati non solo i precursori ma dei grandi protagonisti nel loro genere. Così il geniale Petrolini del “Bell’Arturo” precursore di “Gastone” e dei “Salamini” e Maldacea e Di Marco, maestro di Totò che rimangono dei maestri in assoluto di un’epoca e senza i quali forse non avremmo avuto una robusta generazione di comici che da Totò porta a Sordi, Manfredi e così via. Ma la “lezione” di Gregoretti non finisce nel rievocare perché l’affabulatore si pone nel commento fra un documento e l’altro fra una scena ed un’altra fra l’interpretazione di un fenomeno e il coinvolgimento che ne consegue come nei tanti Saloni Margherita che sorgevano come locali per il varietà in cui la regina si trovò ad essere l’involontaria patronessa delle mignatte. Dante Maggio, Stefano Satta Flores, Maria Luisa Scatella sono stati protagonisti dello “Zappatore” il classico della sceneggiata, della chantosa napoletana o della monaca senza vocazione. Ieri televisione intelligente oggi spettacolo testrale interessante e divertente all’insegna del buon gusto e dell’intelligenza. E scusate se è poco!?

Pubblico divertito e plaudente durante e alla fine dello spettacolo.