Finchè vita non ci separi
di Carmelo La Carrubba



Una buona parte delle persone conosce la formula di rito: “Finchè morte non ci separi” per sigillare l’indissolubilità del matrimonio finchè la quotidianità del vivere i nuovi rapporti umani non ha preteso il rispetto di nuove regole fino a rovesciare quelle precedenti e cioè “Finchè vita non ci separi”. E la nuova dizione non è il paradosso della prima ma soltanto la constatazione di una “nuova” realtà. Non tanto “nuova” se Omero nell”Iliade” fa convivere il suo invincibile guerriero Achille contemporaneamente con Patroclo e Briseide non specificandoci, per fortuna, il come. Ma questo è un altro discorso.
Quello di Gianni Clementi autore della divertente commedia “Finchè vita non ci separi ovvero W Gli Sposi” regia di Vanessa Gasbarri in scena al Teatro Brancati fino al 27 di aprile con gran successo di pubblico, narra delle movimentate ore precedenti il matrimonio in casa di una famiglia piccolo-borghese romana il cui figlio unico Giuseppe si prepara alle nozze riparatrici per un figlio concepito durante una licenza di paracadutista appena rientrato dall’Afghanistan con la figlia del proprietario del ristorante “La scamorza”.
Pur in una cornice comica in cui prevale lo stereotipo segnato dal ruolo e dalle condizioni sociali del personaggio, l’Autore scardina l’apparente ordine costituito sia nella famiglia che nelle Istituzioni con un colpo di teatro mettendo così a nudo tutta una serie di conformismi e di luoghi comuni o di tradizioni dure a morire o di semplici e onesti sentimenti che ne rappresentano “i valori” di un tempo; attraverso la deformazione e l’equivoco a cui il linguaggio scenico sottopone le situazioni drammatiche trasformandole in paradossi ora comici ora grotteschi. Pur in una apparente bonomia umoristica in cui vengono presentati i personaggi di questa vicenda l’intento dell’Autore e della regia è quello di una satira spietata verso una situazione drammatica che le circostanze rendono – ripeto – ora comica ora grottesca perché i partecipanti nel gioco delle parti in causa non sanno interpretare la lezione che ne deriva anzi – come nella battuta finale – esasperando l’incapacità di comprendere di una classe sociale la cui unica soluzione ipocrita è quella di salvare le apparenze contro ogni evidenza.
In queste commedie apparentemente semplici un ruolo straordinario è della regia che sa dettare i tempi scenici del comico ma è degli attori tradurle in gag, battute, gestualità capacità di rendere comico il drammatico. E il cast di attori è ben ricco di questi attributi da Giorgia Trasselli nel ruolo della madre Alba al marito Cosimo ben strutturato da Antonio Conte, una vera rivelazione per il talento comico è Cosima Ferri nel ruolo della parrucchiera Miriam, completano il cast Nicola Padano, Giuseppe e Alessandro Salvatori, Mattia.
Pubblico divertito – ma anche attento nella valutazione del testo – e plaudente per tutto l’arco dello spettacolo fino alla fine con molti ripetuti applausi.