Le fuggitive
di Carmelo La Carrubba

 

 

La commedia quando centra il nucleo dei problemi esistenziali riesce ad essere incisiva e riflessiva più di quanto e non sempre riesca al tragico. Ma affinché questa operazione diventi eclatante ci vuole la presenza di un ottimo attore ma nel nostro caso di due ottime e splendide attrici che riescono a tratteggiare i caratteri di due donne così diverse ma che affrontano la stessa problematica: la fuga.
Una fuga reale dalla loro vita per sfuggire a un lento e mortificante decadimento: Margot , interpretata da Debora Bernardi , a 30 anni di vita casalinga che l’ha resa moglie e madre repressa e Claude, interpretata da Alessandra Cacialli, che fugge da una casa di riposo “I gladioli” dove l’ha abbandonata il figlio.


L’esistenza di queste due donne e la loro necessità fuga scaturiscono da un disagio femminile che non sempre trova nella società e nella famiglia quella libertà e soprattutto quel rispetto che esige la parità dei ruoli.
Entrambe si trovano una notte su una strada statale a fare l’autostop e in questo viaggio che ha sapore di “Odissea” esploreranno meglio sé stesse e scopriranno nel loro conoscersi reciprocamente la forza e la necessità dell’amicizia: di una grande amicizia.


Lo spettacolo che possiede questi contenuti è “Le fuggitive” di Pierre Palmade e Christophe Dthuron andato in scena al Teatro Brancati in cui l’intelligente regia di Nicasio Anselmo ha tutto puntato sulla versatilità, la bravura, l’affiatamento e una certa “specializzazione” nel ruolo, di ognuna delle protagoniste che, ognuna a suo modo, sa costruire carattere e linguaggio scenico soprattutto imprimendo al dialogo quei tempi serrati tanto necessari al comico da renderli indispensabili.
Attraverso vari quadri si snoda la vicenda e la maturazione di Margot e Claude che dalla diffidenza e ostilità passano alla simpatia fino ad evolvere la loro complicità in amicizia.
L’andazzo del racconto scenico è ora brillante ora allegro pur su un tema tragico su cui l’ironia della storia e la consapevolezza del ruolo imprime la comicità alle situazioni, alle battute, alle gag attraverso le quali – noi spettatori – vediamo analizzate le loro pulsioni e decisioni.


Ben funzionale l’impianto scenico che tende al cinematografico realizzato da Jacopo Manni, i costumi sono di Sara Verrini e ricalcano le bizzarrie della storia, le musiche sottolineano l’ironia di una vicenda comica che ha il lieto fine : sono Luciano Francisci e Stefano Conti.
Pubblico soddisfatto e divertito che ha applaudito durante lo spettacolo e lungamente alla fine.