Garofano pomposo, dolce amore
di Carmelo La Carrubba

 

 

 

In un’epoca in cui il regista è diventato l’imperatore assoluto della scena e ogni manipolazione pretestuosa del testo una consuetudine notare, di contro, chi porta in scena l’opera di un autore non con spirito filologico – cosa assurda in teatro - ma con il preciso compito di svelarne la poesia con il linguaggio dii più forme artistiche che interagiscono sul palcoscenico significa creare uno spettacolo ricco di profonde emozioni.
Parliamo dello spettacolo “Garofano pomposo, dolce amore” (da “La lupa” dal libretto per un’opera lirica scritto da Verga con l’amico Federico De Roberto nel 1692 ispirato alla novella “La lupa” musicata nel 1919 da Pierantonio Tasca ed andata in scena nel 1932 al Teatro lirico di Noto città di origine del compositore) andato in scena al Piccolo Teatro di Catania su progetto scenico e regia di Gianni Salvo che da un libretto d’opera risale alla poetica verghiana sottolineando gli aspetti ora lirici ora drammaturgici di un grande scrittore che seppe della Sicilia raccontare l’epica della “roba” ma soprattutto eros e tanatos che caratterizzano la storia della ‘gna Pina e del suo “garofano” Nanni simbolo di un’intesa passionale fra uomo e donna, che è, fra l’altro, una delle principali arie dell’opera nonché la metafora di un fiore adescatore che nella letteratura amorosa – dice Gianni Salvo – ha sempre avuto rilievo.
E Gianni Salvo, con molto rigore teatrale e intelligente idea registica racconta – come nella tragedia greca – attraverso il coro, la novella verghiana nella sua interezza e integra la narrazione scenica con il canto e le musiche originali di Pietro Cavalieri (da rilevare l’uso martellante del tamburo che sottolinea l’ossessione erotica della ‘gna Pina nei confronti di Nanni) per fissarla nella plasticità del gesto dei danzatori che rivivono la storia in un crescendo di vibranti emozioni: significativa la danza erotica fra Luana Toscano e Maurizio Costarelli nei panni dei protagonisti ben sottolineata dagli scroscianti applausi del pubblico.
Questo intersecarsi di linguaggi fra parola, musica e gesto danno una resa spettacolare intensa e ricca di significati; sottolineano e ribadiscono – in vario modo – la poesia di un’opera che trova nell’amore passionale presago di una tragica fine la drammaturgia di una vicenda che si arricchisce inoltre del rapporto fra madre e figlia e fra genero e suocera.
In questo spettacolo i valori istintuali dell’individuo sono stati individuati e raccontati liricamente pur nella drammaticità dei risolti attraverso una scena allusiva e metaforica fra elementi realistici come le ruote di un carro o gli ovali che trasfigurano la realtà come in un sogno sottolineati da una musica che ricalca il testo e offre spunti nuovi, dai costumi che pur nella loro stilizzazione non tradiscono l’origine dei protagonisti allle pregevoli coreografie di Maria Grazia Finocchiaro.
I ballerini bravissimi sono Luana Toscano (?gna Pina), Maurizio Costarelli (Nanni) e Clara Greco (Mara). Il coro: Carmen Panarello, Egle Doria, Nicola Alberto Orofino, Giuseppe Carbone, Ezio Garfì. Interpreti principali: una intensa interpretazione di Anna Passanisi nel ruolo della ‘gna Pina fino alla resa finale; Rosario Minardi è Nanni; Tiziana Bellassai, nel ruolo di Mara, è un personaggio credibile nella sua rabbiosa sofferenza.
Pubblico plaudente, plaudente, plaudente.