Gente di fine secolo
alla ricerca di un qualcosa

 

La Sala De Curtis di Catania ha ospitato, nell’ambito della stagione diretta da Guja Jelo, la pièce in due atti di Giuseppe Mazzone "Gente di fine secolo", proposta dalla compagnia "Magma", con la regia di Salvo Nicotra.

La vicenda narrata, ricca di simbolismi, metafore, richiami alla storia ed ai suoi personaggi, è quella di una cliente che dovendosi recare all'appuntamento con "la grande occasione della sua vita" resta in panne e finisce nell'officina del meccanico che è in compagnia dell'amico "Uomo". Dopo alcune schermaglie tra tutti i personaggi, inizia un esodo collettivo alla ricerca di un qualcosa, in un finale che vuole mantenere alto il senso della speranza.

In scena si muovono sette attori che rappresentano gli stereotipi di tutta l'umanità racchiusa dentro i suoi ricordi e le sue aspettative: Antonio Caruso nella parte del protagonista, il "meccanico", una specie di conoscitore della verità, che tira le fila degli accadimenti e delle azioni, Daniele Giuffrida, "l’uomo", Manuela Ventura nei panni della "donna", Chiara Bentivegna la "cliente", Sabina Costa la "figlia"; Donatella Marù la "piccola fiammiferaia scalza" e Fabio Dulzetto "il venditore di palloncini".

"Gente di fine secolo" è il terzo testo di Giuseppe Mazzone con il quale il Centro Magma, guidato da Salvo Nicotra, si incontra, dopo "Belvedere" e "No, non sono Molly Bloom". Scene e costumi sono dello stesso Nicotra, le musiche sono di Eugenio Arezzo. A parlarci della nuova edizione del testo di Giuseppe Mazzone è il regista catanese Salvo Nicotra che guida il gruppo di lavoro del Centro Magma di Catania.

Uno spaccato di vita - spiega il regista Salvo Nicotra - che prende in considerazione le grandi tematiche della vita, raccontate con semplicità e leggerezza. Una pièce bizzarra con delle contraddizioni e delle situazioni assurde, intrisa di grandi dissertazioni filosofiche congeniali all'autore. Una storia che dal punto di vista dei "fatti" può sembrare povera ma che scava profondamente dentro le persone, e che, seppure con un incedere lieve, si spinge sino ai più estremi confini del pensiero".

Come si è arrivati alla messa in scena di questo lavoro?

"Si è andati avanti con la metodologia del work in progress, che denuncia l’impegno di ricerca tipico del Centro Magma. Si tratta di un percorso per tappe su un progetto di regia elaborato da Salvo Nicotra e passato attraverso un coinvolgimento di Antonio Caruso, autore anche della mise in espace del 1999. Anche questa, come le due precedenti su testi di Mazzone, è un’operazione nella quale scrittura, progetto registico, intervento delle attrici, degli attori e di tutte le persone impegnate, si fondono tanto intensamente, si intrecciano, si condizionano e modificano a tal punto reciprocamente, da rendere impossibile immaginare ciascuna componente come autonoma".

"Così l’autore accetta ogni sorta di adattamento della sua scrittura alle esigenze della scena e, nel contempo, gli artisti si lasciano travolgere dalle esaltanti sollecitazioni della scrittura. La costruzione ogni volta di una edizione originale dello spettacolo è garantita dal metodo da laboratorio adottato, in cui continua anche il sodalizio artistico tra Salvo Nicotra ed Antonio Caruso. Si registra anche la scommessa di cast sempre diversi, con le avvincenti conseguenze in termini di interazione tra i personaggi, di equilibri complessivi".

Parliamo dei personaggi di "Gente di fine secolo"…

"Sono in tutto e per tutto personaggi teatrali, irreali e realissimi ad un tempo, così come solo la magia del teatro può consentire, in un meccanismo in cui ciò che è apparentemente assurdo, ha piena giustificazione nell’umano e, nel contempo, in cui ogni cosa umana può apparire estremamente assurda. Ognuno, dunque, al cospetto del tipo che, lì per lì, può sembrare strampalato, non può non sentirsi in qualche modo toccato dentro. Un improbabile Meccanico, come assoluto conoscitore della verità, è, allora, una sorta di spartitraffico verso direzioni che sembrano irreali, ma che nessuno può sinceramente escludere di essersi trovate davanti. Uomo, Donna, Cliente e Laura (la figlia) sono, seppur nel breve svolgersi della vicenda, gli stereotipi di tutta l’umanità, che fa i conti con sé stessa, sia nella dimensione individuale che in quella collettiva: ambizioni più o meno nobili, frustrazioni più o meno ricorrenti, angosce esistenziali più o meno esorcizzate, speranze più o meno celate, fantasia che va e viene, il sogno, in un cammino che, comunque, deve fare e fa ineluttabilmente i conti con il Tempo".

 

 

Maurizio Giordano