Dal fascino del "Marinaio"

alla trilogia di "Time code"
Si è conclusa la Rassegna dello Stabile di Catania "Gesti Contemporanei"

 

 

E’ andato in scena, in un luogo suggestivo come lo Scalo lance del porticciolo di Catania, per la regia di Guglielmo Ferro, il testo di Fernando Pessoa, tradotto da Antonio Tabucchi, "Il Marinaio", nell'ambito della rassegna "Gesti Contemporanei" organizzata dallo Stabile etneo e curata da Guglielmo Ferro e Marco Vinci.

"Il marinaio", dello scrittore portoghese, è un testo sicuramente affascinante, di squisitezze linguistiche e di sapore simbolista. In una affascinante scenografia naturale, con il pubblico a ridosso del mare, le tre protagoniste (donne in veglia), recitano su tre zattere ancorate al fondale, ma interamente circondate dall'acqua e dalle loro stesse parole, intervallate dalla musica e dalla presenza di una musa che rappresenta la morte, il tempo o il fato. Durante la breve durata della pièce emerge la storia del marinaio naufragato su un'isola deserta e costretto a sognare un passato mai avuto. La quarta donna morta e il marinaio diventano presenze enigmatiche, la cui storia, si presta a mille ed altre mille interpretazioni. Il tutto durante un’ultima notte che scomparirà all'apparire dell'alba, portando con sé le ultime illusioni, i sogni, le parole.

L’attenta regia e le scene, che si sono avvalse del fascino del luogo, sono state di Guglielmo Ferro, le musiche di Massimiliano Pace, i costumi di Giuseppe Andolfo, le tele di Giulia Di Natale
Apprezzate le interpretazioni di Ida Carrara (la più vissuta delle tre donne) e Maria Paiato, recentemente insignita del prestigioso Premio Flaiano (la sognatrice). Hanno coompletato il cast lungamente applaudito Elisa Chiuzzelin (la più giovane ed ingenua delle tre vegliatrici), Giovanna Famulari al violoncello e la misteriosa ed inquietante Francesca Ferro che rappresenta l’inesorabile scorrere del tempo o il destino.


 

La Rassegna "Gesti contemporanei" si è poi conclusa allo Scalo merci della stazione di Catania, con lo spettacolo "Time Code" della Compagnia Zappalà Danza, che ha chiuso la trilogia degli studi sul tempo. Si è trattato di uno spettacolo avvincente per la danza sensuale e dinamica, su musiche del gruppo britannico Lamb, di Anonimo e di Bach. Una trilogia coreografica che prende vita in tre momenti distinti e separati: il primo studio, "La tautologia", prodotto nel '97, trova la sua ragione d'essere nel rendere problematica una dimensione, quella della temporalità. Il secondo studio "Sostantivo reificante", realizzato nel '99, trae spunto da una serie di riflessioni filosofiche sulla natura del Tempo. La trilogia si conclude con il terzo studio "I ladri del Tempo" che ha debuttato, proprio in anteprima, a Catania nella rassegna "Gesti Contemporanei.

Protagonisti dello spettacolo, Sonia Condorelli, Linda Magnifico, Manuela Maugeri, Alessandro Di Carlo, Nunzio Impellizzeri e Sandro Vacca. Da rilevare che il posto non è stato molto felice per gli spettatori infatti, spesso, il pubblico delle file centrali è stato costretto ad alzarsi ed a seguire la pièce lateralmente ed in piedi in quanto la visione era tutt’altro che ottimale.

 

Maurizio Giordano