Il gioco delle parti
di Carmelo La Carrubba

 


Dopo gli spettacoli pirandelliani della Compagnia dei giovani (De Lullo, Valli, Falk, Albani, De Ceresa) o le interpretazioni di Randone o Turi Ferro o di Stoppa che fecero epoca – dopo c’è stato molto pirandellismo e poco Pirandello Umberto Orsini è stato uno dei pochi che ha capito il gioco della drammaturgia di Pirandello e infatti l’ha dimostrato ritornando su “Il gioco delle parti” (1918) anche in uno spettacolo in cui l’adattamento di Valerio, Orsini, Balò che ha ridotto all’essenziale l’analisi delle situazioni privilegiando la sostanza del dramma che verte su un travisamento dei valori in cui apparenza e realtà si scambiano le posizioni e quindi cambiano le prospettive delle loro esistenze.
Il testo “Il gioco delle parti” così asciugato e contenuto in un atto della durata di 90 m’ è lo spettacolo eponimo in scena dal 18 al 23 marzo al Teatro Verga per lo Stabile catanese in cui in una storia farsesca i protagonisti, nel loro drammaturgico e scenico mostrano come è possibile alterare le apparenze con la sostanza dei fatti in un gioco pericoloso che può portare alla morte.
La storia di cui parla Pirandello è quella di una crisi coniugale un po’ particolare in cui interloquiscono i soliti tre: il marito, la moglie e l’amante. Leone Gala si è separato dalla moglie ma amichevolmente continua a frequentarla giornalmente in maniera ufficiale ma in realtà vive la sua vita per conto proprio in un altro appartamento. Per salvare le apparenze ogni sera per mezz’ora va dalla moglie così come vuole il rito di facciata. La moglie pur avendo ottenuto una completa libertà che impiega con il suo amante, in verità, si annoia perché, in fondo, percepisce che questa libertà e questo gioco della doppia vita è stato costruito dal marito. Pertanto il suo scopo diventa quello di coinvolgerlo comunque negli avvenimenti della sua vita: una involontaria offesa gravissima che le è stata fatta da un gentiluomo trascina in duello il marito. L’epilogo è di tutt’altro segno secondo un gioco delle parti che lo sottintende.
La drammaturgia di Roberto Valerio che ne cura la regia ha creato un linguaggio scenico lucido e asciutto nell’aggredire il nucleo della storia che trova in Leone Gala il protagonista interpretato magistralmente da Umberto Orsini che vive la crisi coniugale come un momento di una più ampia crisi esistenziale che può accogliere anche quella economica che attualmente viviamo tutti. Ma con Orsini le sfumature sul personaggio sono tante e particolari: la doppia scansione temporale, una calma interiore che spesso diventa inquietante quando lucidamente prende delle decisioni.
Alla interpretazione di Orsini si associa quella di Alvia Reale che ha arricchitto il personaggio di una sensualità che trova nella freddezza razionale la sua ispirazione e che contribuisce a rendere la doppiezza del suo comportamento come la caratteristica essenziale del ruolo; infine la Reale ha espresso il carattere di una donna in vari momenti importanti della sua vita con notevole presenza scenica. Bravi gli altri componenti del cast da Michele Di Mauro, l’amante, a a Flavio Bonucci, il dottore; a Carlo Ruggeri, Socrate a Borelli Woody Neri.
Pubblico attento e soddisfatto che è esploso nel finale in un lunghissimo applauso ripetuto più volte.