Good People
di Carmelo La Carrubba

 


La vicenda di Margaret e Mike in “Good People” di David Linsay Abaire in scena al Verga per lo Stabile catanese dal 9 al 25 gennaio 2015 - progetto di Michela Cescon per la regia di Roberto Andò, scene e luci di Gianni Carluccio, costumi di Ursula Patzak, musiche di Carlo Boccadoro, è una ministoria che ha l’ambizione nelle intenzioni sia dell’Autore che del metteur en scene di rappresentare una universalità che è dei nostri tempi e delle nostre periferie.
I nostri due eroi della periferia di Boston dove si sono fatti le ossa affrontando il razzismo e il conflitto di classe appartengono ad uno spaccato di un mondo che cerca di emergere ma spesso affonda nella mediocrità culturale in cui vive. Per chi riesce ad emergere vuol dire cambiare classe sociale, differenziarsi culturalmente e, in un certo senso modificarsi individualmente fino a vedere con occhi diversi la realtà che prima condivideva.


In questo punto è racchiuso il conflitto fra Margaret che resta al palo alla periferia alle prese con i mille problemi della quotidianità esasperati dalla situazione della figlia Joyce che richiede tempo e attenzioni o quando perde il lavoro e si rivolge al vecchio compagno nella speranza che l’aiuti e, invece, Mike, ormai affermato dottore ha tutta un altro tipo di vita da svolgere con la giovane e bella moglie nera che insegna all’università.
La drammaturgia di Roberto Andò che ha curato la traduzione del testo dopo Marco Perisse ha puntato tutto sulla parola, la sua fluidità, il linguaggio del corpo e la capacità di tipizzare così il personaggio attraverso il linguaggio più o meno rozzo o sboccato il cui il tutto è affidato al politicamente corretto dell’uso della “mala parola” : così tipizzati i personaggi si mettono a contrasto i contenuti fra i due nostri eroi che hanno avuto una infanzia comune e una breve relazione e ora una chiede all’altro un aiuto per trovare lavoro.


La vicenda non ha attrattive clamorose tant’è che il primo tempo si svolge in maniera anonima e noiosa mentre il secondo atto – quando i nodi vengono al pettine - e si svela – come in un colpo di teatro quale sia la ragione della loro conflittualità, si ha modo di apprezzare la bravura dei protagonisti che in maniera politicamente corretta affondano il loro odio l’un verso l’altro dandoci uno spaccato non solo delle loro individualità ma del loro mondo da cui per molti versi non si sono mai staccati.
Michela Cescon ha disegnato con forza e determinazione il suo personaggio – coerentemente fino alla chiusura del sipario e con altrettanto bravura Luca Lazzareschi ha difeso le conquiste del suo personaggio che addirittura non vuole avere memoria del suo passato.
Loredana Solfiti, Roberta Sferzi, Nicola Nocella, Esther Elisha hanno svolto la funzione del coro alla vicenda con convinta partecipazione.
Pubblico attento e plaudente alla fine dello spettacolo.