Una grande attrice: Ida Carrara
di Carmelo La Carrubba


Nell’ambito del progetto “Il rosa e i colori” per il Teatro Stabile di Catania è andato in scena al Teatro Musco lo spettacolo “L’ultimo cliente” e “La chiave dell’ascensore” due atti unici di Agota Kristof con Ida Carrara, Mariella Lo Giudice, Sebastiano Trincale e Agostino Zumbo regia di Guglielmo Ferro e Federico Magnano di S. Lio in collaborazione con la rassegna “Gesti”. Questo spettacolo, come gli altri che si susseguiranno, hanno per tema il rosa, cioè la donna mentre gli altri colori manifestano la passione, il sangue, la lotta ed esprimono i sentimenti viscerali della donna nei confronti di un qualcuno che sia il marito o il compagno o l’amante o il figlio o il padre e così via. Si inizia con il viola, colore del lutto e della sofferenza e tutto ciò che riguarda la violenza e quelle cose che negano la vita attraverso un percorso di sofferenza per esseri umani costretti a subire fisicamente e psichicamente una sopraffazione cieca e senza appello. Le situazioni costruite dalla Kristof offrono relazioni senza possibilità di sbocchi o di sviluppo sia dell’azione scenica che del linguaggio. I protagonisti restano prigionieri, del luogo dove sono, della situazione e la conclusione del loro rapporto è scontata. I protagonisti sopravvivono a se stessi in modo alienante fino alla morte in un contesto di terribile confusione tipico dei nostri tempi.

La scena è una modesta camera da letto come modesta è tutta la vicenda che si sviluppa fra una prostituta (Mariella Lo Giudice) e il suo ultimo cliente (Sebastiano Trincale) nel Primo atto e rimane identica nel monologo del secondo atto, interpretato da Ida Carrara, in cui assistiamo alla violenza subita dalla donna e al diverso modo di reagire delle protagoniste ad uno stesso malessere. I due atti unici servono alle protagoniste – due consumate attrici – di fare vivere, nel primo caso, la fisicità della prostituta in maniera dinamica nel rapporto col cliente con una Mariella Lo Giudice che umanizza il suo personaggio con i ricordi che ne rappresentano l’anima, anch’essi a rischio di essere violentati, e lo rende credibile per la sicura padronanza della scena mentre Ida Carrara, nei panni di una castellana invalida, pur nella sua immobilità statica sa, attraverso la parola e l’articolazione dei sentimenti, scatenare profonde emozioni attraverso un monologo coinvolgente e inquietante nche affascina il pubblico in maniera sconvolgente. E’ delle grandi attrici ammaliare il pubblico in maniera determinante ed Ida Carrara, nelle vesti di madrina del cinquantenario dello Stabile vi riesce in maiera particolare ed insostituibile come ha ben visto anche Dacia Maraini rivolta a 2una gran signora del palcoscenico che si presenta al suo pubblico co l’eleganza e l’intelligenza scenica che la distinguono”.


Pubblico plaudente verso le attrici ma anche verso Sebastiano Trincale e Agostino Zumbo, i carnefici di una storia senza scampo.