Il piacere dell'onesta
di Carmelo La Carrubba

 


Il 22 novembre ha aperto la stagione teatrale 2016/2017 il Teatro Stabile di Catania al Verga con lo spettacolo “Il piacere dell’onestà” (1917) di Luigi Pirandello con la speranza che questo titolo diventi la cifra etica dell’attività e dell’impegno intellettuale di questa Istituzione per superare la grave crisi che la attanaglia.
Il tema del dramma pirandelliano è l’esplorazione della coscienza travagliata del personaggio in cui il proprio Pupo si dibatte fra l’ansia di onestà personale e la rispettabilità sociale.
In questo teatro delle maschere quello che colpisce nel personaggio di Baldovino – così come in Ciampa – è il rigore logico che come una spada tagliente penetra fino in fondo nel concetto di onestà, in maniera quasi maniacale, fino al punto di affascinare la stessa Agata e di conferire al suo occasionale compagno di vita autentica dignità maritale e addirittura una paternità morale; Baldovino per salvare l’onestà di Agata messa incinta dal marchese Fabio Colli stringe con questi un patto – complice la madre di lei - che ne diverrà a condizione che il rispetto rigoroso di una onestà formale sia assoluta. Ma questa rigorosa impostazione dovrà superare il vaglio delle apparenze e la maschera con cui si nasconde il personaggio Fino a quando l’umano che è nel personaggio uscirà fuori nella acquisizione della maternità con le sue responsabilità in Agata e in Baldovino nella scelta consapevole di una paternità anche di un figlio non suo. Ma non inganni il lieto fine anche se l’onestà dei protagonisti – una volta condivisa – non poteva non approdare che a un simile risultato positivo.
Le scene e i costumi di Domenico Franchi ricostruiscono un interno borghese dei primi del Novecento sobrio e modesto in cui si snoda la vicenda di Baldovino che la regia di Antonio Calende tende a sviluppare in maniera rigorosa, quasi maniacale, in cui, appare evidente la trasformazione della maschera in personaggio e fra realtà e apparenze, finzione ed onestà si costruisce la personalità dei componenti della vicenda in cui spicca la maturità attorale di Pippo Patavina nel rendere il travaglio di un uomo che tale vuole essere in un mondo di Pupi e che nel comportamento dell’onesto trova il suo riscatto di uomo da poco.
Debora Bernardi è Agata Renni la donna su cui ruota la vicenda della sua condizione che dev’essere salvata dalle apparenze e in cui in pochissime scene avviene una evoluzione del personaggio in maniera impressionante. E l’attrice è brava e convincente in tutti i momenti del suo cammino scenico.
Fulvio D’Angelo è il marchese Fabio Colli e Valentina Capone è la madre di Agata ambedue sono il motore della vicenda e i protagonisti assieme al cugino Maurizio Setti, Francesco Benedetto, e al portaborse Marco Grossi di organizzare anche una trappola contro Baldovino. Il parroco è Santo Pennini e Mariuccia è Giulia Modica.
Un complesso attorale di ottima fattura che rende credibile il fittizio ad una storia che punta sulle apparenze per poi approdare alla realtà di una soluzione possibile.
Le musiche di Germano Mazzuchetti accompagnano i passaggi evolutivi della storia segnando la drammaticità dei sentimenti che sconvolgono i personaggi.
Pubblico attento e soddisfatto ha applaudito durante lo svolgimento dello spettacolo la bravura di Pattavina e della Bernardi e con più chiamate alla fine della rappresentazione.