Intervista a Glauco Mauri su D.
di Carmelo La Carrubba


In attesa del debutto dello spettacolo “Delitto e castigo” da Dostoiewskij in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile Verga di Catania l’8 maggio con protagonista Roberto Sturno pubblichiamo l’intervista che ci ha rilasciato l’attore e regista dello spettacolo Glauco Mauri.

D. Vogliamo parlare di un autore immenso qual è Dostojevskij; immenso perché è uno dei primi autori dell’ottocento che ha scavato nell’io, quello che poi sarà l’oggetto di indagine di tutti gli altri autori contemporanei?
R. Diceva giustamente Moravia, in una prefazione a “Le memorie del sottosuolo” che il sottosuolo di D. è diventato l’inconscio di Freud. Ed è vero! “Delitto e castigo” è un atto non di presunzione ma di grande amore e di coraggiosa umiltà. Sono partito da una lettera scritta da D. da Wiesbaden dove si trovava da due mesi e aveva perso tutto al gioco e non riusciva a pagare il conto dell’albergo e per fare soldi cercava di pubblicare qualcosa e nella lettera propone al direttore del Messaggero russo la storia di un giovane cioè il resoconto psicologico di un delitto. Da questa idea originale anch’io ho voluto fare il resoconto psicologico di un delitto: un giovane assassina una vecchia usuraia e un giudice-poliziotto capisce che è lui l’assassino. Questa è la prima cellula da dove è nato il grande romanzo che, pubblicato a puntate, è diventato enorme perché dava la possibilità all’autore di creare meravigliose ridondanze con delle cose bellissime. Io ho preso il resoconto cioè la storia di Raskol’nikov, Porfiri e Sonja piena di interrogativi; una di quelle favole che aiuta gli uomini a conoscere se stessi. E mi ha aiutato anche Ivan de “I fratelli Karamazzov” che dice: “Il diavolo e Dio sono sempre in lotta fra loro e il loro campo di battaglia è il cuore degli uomini” : in questa lotta l’uomo deve sempre combattere fra il bene e il male. Questo è stato l’avvio della mia versione teatrale.

D. Hai ripreso una passione giovanile nei confronti di un autore e di un romanzo e quindi questo tuo ritorno è una riflessione che viene fuori dalla maturità?
R. L’uomo non è né luce né fango, è un impasto delle due cose: naturalmente sta all’uomo trovare la forza per potersi salvare dal suo fango e D. era un uomo che credeva profondamente in Dio e questa visione è presente nella sua opera. Nella mia interpretazione di “Delitto e castigo” c’è una visione laica della vita che acquista valore nel personaggio del giudice Porfiri che cerca di convincere Raskol’nikov ad autoaccusarsi. Perché la colpa si sconta se il responsabile si accusa spontaneamente e così potrà avere il perdono. La riscrittura è anche una infinità di altre cose perché si parla della Giustizia ( “Perché quelli che ammazzano con le bombe, con i cannoni, non commettono delitti come il mio ?”). Frasi come queste scritte nel 1864 hanno una grande attualità

D. Vogliamo parlare dell’alto valore simbolico dei personaggi? Raskol’nikov rappresenta la coscienza che si pente e si autoaccusa; Porfiri la giustizia che indaga nell’animo oltre che nei fatti e infine Sonja, la via che porta alla salvezza . Lei è la fidanzata che nel romanzo è colei che scioglie il nodo psicologico del protagonista ..
R. La prima parte di “Delitto e castigo” termina col protagonista che si dichiara colpevole e va a costituirsi ma, subito dopo, c’è una breve conclusione, in cui si dice che il romanzo bisogna considerarlo come un progetto di una storia futura. L’importante nel romanzo non è il trionfo della virtù ma lo sfacelo, la decadenza del male. La virtù sorgerà dopo. Tanto è vero che il nostro spettacolo termina con il protagonista che dice: “ Si ho ucciso io. L’importante è che ci sia la rinascita dell’uomo poi avverrà il pentimento e forse si converte in Dio. Sonia è una piccola prostituta che è stata costretta a prostituirsi per dare da mangiare ai propri fratellini e che poi incontra Raskol’nikol. In una scena del romanzo D. rappresenta la peccatrice e l’assassino insieme in cui nasce un fiore meraviglioso che è quello della comprensione e della bontà.

D. Un grande lavoro di scavo e poi questo spettacolo vuole anche sottolineare, credo, un aspetto inquietante del nostro tempo che fa riferimento al gesto “gratuito” del protagonista. E’ così?
R. L’insensatezza è la caratteristica del delitto del protagonista che caratterizza i delitti del nostro tempo..