Da Krapp a Senza parole
di Carmelo La Carrubba

 

 

E’ insolito ma di grande soddisfazione osservare a teatro un pubblico costituito per l’80% di giovani nelle varie fasce di età che segue con interesse lo spettacolo “da Krapp a Senza parole” di Samuele Beckett dalla tematica angosciante ma dalla felice resa interpretativa per la straordinaria bravura di Glauco Mauri che ne cura anche la regia e di Roberto Sturno.
Lo spettacolo è andato in scena al Piccolo Eliseo a Roma nella pomeridiana domenicale al termine della tournèe in quanto da mercoledì 24 , i due attori riprenderanno fino a maggio “Quello che prende gli schiaffi” una tragica favola che ha già riscosso tanto successo.
Al drammaturgo Beckett – come si sa – interessa l’uomo nelle sue molteplici dimensioni e profondità: la sua è l’unica ricerca di verità senza illusioni come recita un suo verso del 1931: “In noi di cari inganni / non che la speme, il desiderio è spento”. All’autore interessa, inoltre, portare alla considerazione di tutti quanto potesse essere creativo l’inconscio che è dentro di noi: va da sé che Beckett scrive solo di sé.
Al rigore di Beckett, all’essenzialità delle sue parole corrisponde in questo spettacolo la sensibilità artistica di Mauri che per primo portò sulla scena italiana “L’ultimo nastro di Krapp” dopo aver registrato la sua voce su nastro, nel silenzio della notte al termine della rappresentazione del “Rinoceronte” di Jonesco a Milano. Dal suo spettacolo ad oggi è una sedimentazione di emozioni e riflessioni.
In questo spettacolo oltre l’intensità drammaturgica dei testi Mauri scopre il Beckett poeta che parla di solitudine e di sofferenza così come prima di lui aveva fatto il nostro Leopardi.
Eppoidal vagito del neonato al rantolo del moribondo che apre lo spettacolo c’è in Beckett la riflessione sulla donna morta che lui immagina sia la moglie; mentre il tema della vita è affrontato nell’atto senza parole in cui nel silenzio grottesco della rappresentazione l’uomo è beffato dalla vita che sembra soccorrerlo ma invece lo umilia. In questo scontro improbo l’uomo trova la sua dignità nel rifiuto e nella solitudine.
Infine in Krap è la tragedia di un uomo, ormai vecchio, che ricorda se stesso attraverso la registrazione di un avvenimento. Questo vecchio è ormai un rottame stanco di vivere che avendo scoperto la solitudine vive con angoscia la sua follia del vivere.
Mauri che interpreta Krapp è anche Mauri che ascolta la voce di Mauri giovane; è anche Mauri cche fa i conti come Krapp col suo passato artistico e da cui trae amare conseguenze non perché – diciamo noi – non abbia avuto consensi enormi ma perché la vita del passato ci regala solamente la registrazione di un nastro o il cigolio di un registratore. Poca cosa!
E la consapevolezza di questa pochezza che ci accompagna ad un certo punto della vita, sia umana che artistica, credo sia presente nella singolare interpretazione di Mauri, indimenticabile il suo Krapp per come riesce a svelare le molte sfumature dei vizi dell’uomo o l’amara disperazione del vecchio o la delusione – ripeto – del poco che ci resta del passato.
Roberto Sturno in questo spettacolo porta i segni della sua maturità artistica all’insegna della leggerezza nel rappresentare in maniera grottesca la tragedia dell’uomo che è costretto nella vita a muoversi al comando di un fischietto, dimostrando una capacità interpretativa intensa attraverso l’eloquenza dei gesti, del linguaggio del corpo, che è del mimo e del suo linguaggio scenico senza l’uso della parola – ma Sturno è soprattutto attore di parola col suo stile, i suoi toni, le sue accelerazioni, la sua autonomia artistica che resta intatta pur dovendosi “confrontare” ogni sera con Mauri
In questo spettacolo – così come in gli altri della sua luminosa anche se silenziosa carriera Roberto Sturno sa essere ora comico, ora drammatico, ora grottesco, ora un clown, ora un mimo sempre preciso e tagliente nelle sue interpretazioni e già alcuni personaggi da lui interpretati restano nel ricordo come questo di questa sera o “Quello che prende gli schiaffi” così come è per Mauri che oltre l’indimenticabile Krapp ha una galleria di personaggi che sono iscritti nella storia dello spettacolo teatrale italiano.