Sonata di Kreutzer
di Carmelo La Carrubba



La stagione teatrale volge al termine e lo fa con testi e spettacoli di rara resa stilistica. E’ il caso della “Sonata a Kreutzer”, lo spettacolo andato in scena al Piccolo di Gianni Salvo, con uno straordinario Gian Carlo Dettori. Il testo, uno dei racconti di Tolstoi reputato fra i più perfetti nella letteratura di tutti i tempi, è stato scritto dopo la grave crisi spirituale del grande scrittore e fu scritto dall’autore per chiarire a sé stesso prima che al lettore le ragioni del proprio tormento. Tolstoi conduceva una campagna moralistica per opporsi all’educazione sessuale delle ragazze nella società del tempo ma nell’elaborazione del racconto il tema dominante – fra gli altri – fu quello della gelosia e della passione come elemento dirompente degli affetti familiari. In questo racconto il protagonista, Posdnysev, confessa in treno ad uno sconosciuto (in teatro l’attore lo fa col pubblico come in un salotto) di aver ucciso per gelosia la moglie. Il racconto ha finalità etiche in quanto sotto accusa è la musica, la migliore, quella di Beethoven, capace di scatenare la passione fra un uomo e una donna trascinati in un vortice dove non c’è posto per altre emozioni. La passione inoltre innesca – in maniera devastante – reazioni incalcolabili quali la gelosia, il possesso, che possono sfociare in atti delittuosi. Ma il racconto sottintende anche il travaglio dello scrittore che non riesce a conciliare l’etica con l’arte, l’amore coniugale con la passione, il dovere con la libertà dei sensi, le contraddizioni della società borghese i cui nodi non saranno sciolti dalla creazione artistica perché – come abbiamo visto – nel caso della musica essa è l’elemento scatenante del dramma.


La scena composta dal pianoforte-alcova , dai leggii, dalle poltroncine ci presenta un trio per voce pianoforte e violino: le parole di Tolstoi si scontrano e incontrano la musica di Beethoven: Gian Carlo Dettori è accompagnato dalla pianista Vicky Schaetzinger e al violino Piercarlo Sacco; la regia è di Claudio Beccari.
La confessione del protagonista non è solo la cronaca di un uxoricidio ma illumina anche la sua vita e quella che fu la sua educazione sessuale in un bordello secondo la consuetudine del tempo che ha deformato i suoi rapporti futuri con le donne quando se ne innamorò  e ne sposò una. Ricorda quando presentò alla moglie un abile musicista, gran seduttore, un avventuriero, che suonando con lei manifestò una grande intesa e in questo gioco apparentemente innocente si scatenarono tragicamente e in maniera beffarda gli odi e i rancori di un rapporto male assortito. La colpa va alla musica quale responsabile della maggior parte degli adulteri ma nessuno è disponibile all’autocritica. Il protagonista insospettito dall’affiatamento fra i due e dalla loro intesa nell’eseguire in perfetta sintonia “Sonata a Kroitzer” di Beethoven spinto dalla gelosia uccide la moglie forse per un tradimento che non è mai stato consumato.


Gian Carlo Dettori da grande attore è stato all’altezza del testo nel restituirci – attraverso la parola senza lenocini ed artifizi, la purezza del senso della frase, del suo significato, esprimendo il tormento dei sentimenti anche con il linguaggio del corpo, la gestualità, la mimica e quant’altro rigorosamente possa comunicare allo spettatore il dramma che sta vivendo. Un fisico -  quello dell’attore – che sembra uno strumento per trasmettere emozioni in questa catena fatta da testo-attore-pubblico in cui spesso – grazie all’attore – si crea una empatia che rende insostituibile il teatro. Grandi esecutori ed interpreti i due musicisti il cui ruolo muto non ha impedito alla pianista di “recitare” il ruolo della moglie accompagnandosi con la folta e rossa chioma in maniera eloquente.
Applausi, applausi alla fine tanti ed intensi.