La notte e la luna
di Carmelo La Carrubba


La parola poetica sulla scena è stata, da sempre, la connotazione distintiva del teatro di Gianni Salvo attore e regista dello spettacolo andato in scena sabato 14 febbraio nel suo teatro il “Piccolo Teatro” di Catania in cui, ancora una volta, è la parola di Leopardi ad emozionarci ma anche ad “accendere il nostro pensiero”.
Solo, su una scena quasi nuda, Gianni Salvo è come un naufrago che porta in salvo parole cariche di significato come albero, nostalgia, terra, lontananza, luna sogno, notte, che sono anche metafore:egli crea lo spettacolo stimolando la collaborazione del pubblico con una partitura interattiva che fa riflettere non solo sulla pregnanza e poeticità delle parole ma anche sulla nostra esistenza.
Il tema non è di facile coniugazione in quanto assistiamo oggi ad un appiattimento della lingua ed il confronto con il passato leopardiano è scoraggiante e disumano fino al punto da rendere attuale la sua “scontemporaneità” così come rilevato da Pasolini.
Nella sua partitura drammaturgica Gianni Salvo ha inserito un “recital” dai “Canti” di “A Silvia”, “Alla luna”, “L’Infinito”, “Canto notturno, “Sera del dì di festa”; inoltre un frammento in dialetto girgentano di “Liolà” e del Verga ha rievocato la figura di “Ieli il pastore dando un saggio di bravura – anche qui – di quanto possa essere importante in un attore la corretta dizione, l’interpretazione, l’afflato emotivo, l’empatia con il pubblico. E il paragone con eventuali colleghi delle attuali fiction televisive è lo stesso fra la parola poetica di Leopardi ieri e il cicaleccio vuoto dell’oggi.
E qui esplode la rabbia di Gianni Salvo espressione di un razionalismo illuministico che è della sua cultura nonché si avverte la sua esigenza etica di migliorare “qualcosa” affinché non si vada verso una deriva irreversibile.
Grandi propositi in cui la parola dei poeti può essere efficace per recuperare non solo la dignità dell’uomo ma anche il rapporto con la natura che una modernità d’accatto tende a demolire.
Un gran bel interrogativo per il futuro e sulla speranza di vedere prevalere la parola poetica, non solo quella di Leopardi, ma di nuovi poeti diversamente, al di là dell’interesse e della bellezza dello spettacolo di Gianni Salvo, avremo assistito ad una “predica inutile”.
Il pubblico attento e collaborativi ha interagito col protagonista dello spettacolo fino alla fine applaudendo soddisfatto e contento – però, rimane l’amaro in bocca, nel costatare che fra Festival di Sanremo e Carnevale molte poltrone sono rimaste vuote – a conferma dell’intuizione di Gianni Salvo.