La roba
di Carmelo La Carrubba


Il personaggio Mazzarò della novella “La roba” (1881) di Giovanni Verga è sicuramente la figura più rappresentativa della poetica del grande scrittore verista. Ma è anche un personaggio tragico perché riassume in sé le incongruenze della vita: l’accumulare roba in Mazzarò oltre a rappresentare la ricchezza potrebbe anche esprimere l’agiatezza e quant’altro la vita può dare ma egli è un solitario che non apprezza le donne, è soltanto un lavoratore che accumula roba senza guardare ai sacrifici compiuti. Dalla vita ricaverà solo sconfitte e tragicamente straziante diventerà il suo lamento quando avrà consapevolezza della sua dipartita – come gli annuncia l’ombra della madre morta – e dovrà lasciare tutto non avendo eredi. E da lì la sua grande imprecazione di una “ingiustizia divina” perché la morte viene a privarlo dei suoi beni. Una lezione dalla vita di cui Mazzarò non farà tesoro di quello che è un possente attrezzo di giustizia ed equità.

Un grande tema! La drammaturgia di Lina Maria Ugolini con la forte caratterizzazione del personaggio di Mazzarò e attraverso delle microstorie ha creato la tragedia di un vinto dalla storia e dalla vita. Il tema e il suo svolgimento drammaturgico nelle mani di Gianni Salvo, sua la regia e il progetto scenico, è diventato linguaggio teatrale e drammatizzazione del tema della roba (ottime ed efficaci le musiche di Pietro Cavalieri) che viene visualizzato (scene e costumi di Oriana Sessa) da diciassette sacchi di frumento quale oro nelle mani di Mazzarò. La tragedia di Mazzarò non è solo nel rapporto con la roba ma sta soprattutto in quello più grande e inesorabile della morte che tutto livella: metafora della inutilità dell’eccesso nele manifestazioni dell’umano.

Lo spettacolo “La roba” da Giovanni Verga è andato in scena al Piccolo Teatro di Catania sabato alle 21 e domenica alle 17,30 con grande consenso del pubblico.
La particolarità di questo spettacolo – da qui la nostra lunga introduzione – consiste nella sua intensità drammaturgica che si traduce sulla scena nella corposità dei personaggi dal densamente simbolico Mazzarò interpretato con vigorosa convinzione da Giuseppe Carbone e ottimi risultati al personaggio del Campiere di Gianni Salvo in cui emerge oltre l’attore la capacità di essere un grande mimo. Comare Sara, la madre del protagonista, è resa magistralmente da Ileana Rigano; ‘Gna Nunzia è Maria Rita Sgarlata e ‘Gna Tina è interpretata da Tiziana Bellassai, due donne di Sicilia entrambe sole, lavoratrici, esprimono le sofferenze delle loro esistenze in maniera credibilissima. Il barone ha le sembianze di Nicola Alberto Orofino : egli rappresenta la fine di una casta e di una classe sociale. Un personaggio reale e simbolico al tempo stesso sul quale si intersecano le vicende degli altri personaggi.
Le speranze del domani sono state affidate ad un ragazzino!
Pubblico attentissimo per tutto l’arco dello spettacolo che si è sciolto in un lunghissimo applauso alla fine della rappresentazione.