Lasciatemi divertire
di Carmelo La Carrubba

 


Il movimento futurista di F. T. Martinetti è stato per la cultura del primo Novecento un evento dirompente per molti aspetti rivoluzionario in quanto rappresentò una svolta epocale definitiva nei cambiamenti nella pittura, nella scrittura, soprattutto nel teatro.

Gianni Salvo attore e regista teatrale nonché uomo di cultura si è voluto divertire parlando di Futurismo e il suo spettacolo andato in scena nella pomeridiana di domenica al Piccolo Teatro di Catania – non a caso – ha per titolo “Lasciatemi divertire” di e con Gianni Salvo, sua la regia, e per tema questo Movimento di avanguardia che nacque  con un Manifesto pubblicato a Parigi nel 1909 su “Le Figaro”. Altri manifesti furono pubblicati successivamente e nel 1915 si diede alle stampe quello sul Teatro Futurista Sintetico.

Il teatro dell’Ottocento era ingessato in regole rigide e metteva in scena testi ponderosi (cinque atti) di tono aulico: Manzoni con Adelchi; Alfieri con Saul. Inoltre – per fare un esempio – esisteva  l’immaginaria Quarta parete che separava rigorosamente il palcoscenico dalla sala in maniera assoluta e il rapporto era fra spettatore e attore – paradossalmente – di natura metafisica.

Infranta, ormai, questa parete Gianni Salvo ha iniziato a “giocare” con il pubblico con ben quattro palle: proseguendo – sempre con l’intervento degli spettatori – nella lettura ora ironica ora parodistica su quanto era scritto sulle carte distribuite dall’attore per sottolineare la natura ludica del gioco attorale nonché del nuovo modo di fare spettacolo con la partecipazione attiva dello spettatore.

In maniera sorniona L’attore Gianni Salvo “spiegava” i contenuti della sua “lezione” teatrale che in realtà era spettacolo perché così era voluto da una regia che ne dettava tempi e movimenti scenici in maniera cadenzata: sottolineando i vari quadri dello spettacolo con una musica che come nelle comiche aveva la stessa scansione temporale dell’azione scenica sottolineando gesti e movimenti, mimica e dissolvenza fra un quadro e l’altro.

Fra gli autori futuristi Gianni Salvo ha scelto Aldo Palazzeschi ( pseudonimo di Aldo Giurlani nato a Firenze il 1885 e morto a Roma il 1974 non più futurista) e il suo “Il codice di Perelà” sicuramente uno dei suoi libri migliori in cui c’è per protagonista un personaggio surreale perché fatto di fumo e che si muove in maniera paradossale perché rifiuta la realtà per rifugiarsi in manicomio dove la follia diventa la metafora per interpretare la vita.

Ed è  qui che si è concentrata l’intensa lezione  teatrale del protagonista dandoci una interpretazione magistrale di quest’essere che porta i segni di una modernità sconvolgente.

Spettacolo divertente finchè è stato possibile, ironico, umoristico, a tratti comico infine drammatico toccando la ricca tastiera di un attore che conosce alla perfezione l’arte di stare sul palcoscenico per divertirsi e divertire ma anche per fare riflettere così come è nella natura di questo attore e regista.

Il pubblico divertito ha applaudito durante e alla fine dello spettacolo lungamente.