Lei dunque capirà
di Carmelo La Carrubba

 

Nel suo ultimo libro “Lei dunque capirà” che è diventato il testo dello spettacolo in scena per Nuovoteatro al Musco per lo Stabile di Catania, Claudio Magris narra del suo immenso amore per la moglie morta ma a cui l’Autore è rimasto intensamente attaccato per tutti questi anni. Dedicato ai figli Francesco e Paolo il libro parla della loro madre in maniera autobiografica: l’autore ritorna sempre col pensiero a questa figura di donna, di compagna, di amante, di moglie, di amica, di scrittrice in un rapporto passionale e totalizzante che ha lasciato in lui un vuoto incolmabile e su cui è stato possibile fare soltanto ipotetiche indagini sul come e sul perché scontrandosi col mito di Orfeo ed Euridice che anch’essi tribolarono e desiderarono rivedersi senza riuscirci.
Questo spettacolo di Antonio Calenda ha al centro la celebrazione di un’assenza ma anche la confessione d’amore di una donna per il suo compagno, un Orfeo d’umana fragilità. Una rivisitazione che ribalta l’assetto del mito in cui Orfeo si volta per vedere la sua sposa non resistendo al divieto; qui, invece, è lei che lo fa girare perché non vuole più tornare sulla terra per la monotonia che l’avrebbe attesa nella vita reale ma soprattutto non ha permesso a lui di tornare fra i vivi per raccontare un aldilà banale, rendendo così povera la sua arte. E’ quello di Euridice, un ulteriore atto d’amore. “No, non sono uscita, signor Presidente, come vede son qui. Ancora grazie per il suo permesso speciale…” E ancora: “…Sono stata io. Lui voleva sapere e io gliel’ho impedito…”


La scrittura di Magris è leggera, sincera nel rievocare il tempo che fu, l’elegia del passato che vuole diventare presente. Questo racconto è diventato un monologo ed è stato ambientato in una casa di riposo fra quelle che siamo abituati a frequentare per amici e parenti. La scena di Pier Paolo Bisleri segna l’ingresso di questa casa di riposo dove non si varca la soglia e di cui, in fondo, non avremo conoscenza di quello che è l’aldilà e ancora una volta la protagonista col suo richiamo ci impedisce di sapere quello che rimarrà sconosciuto a tutti. Ma è ancora la vita ad essere raccontata e tale è il compito della protagonista che ha trovato in Daniela Giovanetti l’interprete sincera di un’esperienza di vita in cui emerge nel ricordo la figura del suo compagno coi suoi limiti umani e gli sforzi di lei per aiutarlo a diventare un uomo, uno scrittore.
Il rumore di uno scroscio d’acqua invade la sala nel ricordarci il limite che unisce o divide la morte dalla vita; così inizia il racconto- confessione di un amore ricco di passioni erotiche, di amicizia, di sapiente tolleranza in cui ogni tanto il “colloquio” col Presidente dà l’illusione di aver varcato la soglia mentre notiamo che lo sbarramento è sempre davanti a noi quando rievoca il passato, quando ci costringe a riflettere.

 

C’è tanta sinergia tra testo-regia-interprete in questo spettacolo ben apprezzato dal pubblico che ha avuto modo di emozionarsi per le doti della protagonista e per la capacità di sapersi muovere nei vari momenti dell’azione scenica, ripagandola alla fine con tanti tanti applausi.