Li Romani in Russia
di Carmelo La Carrubba

 


Una forma di spettacolo nuovo è quello del monologo che trova antiche radici nel “cuntista”.
E una fortunata schiera di attori si è “specializzata” in questa forma di spettacolo con caratteristiche proprie ma con risultati comunque esaltanti.


Ultimo in ordine di tempo ma non di importanza è Simone Chisticchi che col suo monologo “Li Romani in Russia” regia di Alessandro Benvenuti, ha dato vita allo spettacolo eponimo in scena, solo per una sera, al Teatro Musco per lo Stabile catanese.
In una scena nuda illuminata solo da faretti e con la divisa addosso del fante italiano dell’ultima Guerra Mondiale, Cristicchi interpreta la disastrosa esperienza di un soldato e dei suoi commilitoni inviati in Russia a combattere per la gloria di Roma fascista.


Il testo dello spettacolo è tratto dal poema in versi di Elia Marcelli in cui si racconta l’orrore della guerra di chi l’ha vissuta in prima persona – come in un incontro ideale fra un borgataro di Pasolini e le opere di tedeschi e di Rigoni Stern. Ne viene fuori un teatro civile nuovo nella forma e nei contenuti: il testo è scritto con la metrica dell’ottava classica in dialetto romanesco, la lingua del Belli. Ne viene fuori un racconto epico immenso che affresca i risvolti e la catastrofe di una guerra perduta senza omettere i particolari crudi o rimossi dalla storia ufficiale.


Grande interprete di questa epopea Simone Cristicchi dà voce ad una variegata galleria di personaggi grotteschi in maniera ora ironica ora tragica ma sempre con passione e coinvolgimento trascinando il pubblico all’applauso convinto di questo suo monologo – mi si passi l’ossimoro – corale, che , pur nella tragicità degli eventi, trova anche momenti ironici e divertent.
Pubblico partecipe e divertito durante e alla fine dello spettacolo