Love Letters - lettere d'amore
di Carmelo La Carrubba

 

 

Spesso la complicità più che l’amore è il collant fra un uomo e una donna che sentono il bisogno di comunicare fra loro scrivendosi perché sono incapaci di vivere insieme.

E’ quanto avviene fra due personaggi molto diversi che si attraggono ma, in verità, non si incontrano mai veramente ed è solo il carteggio il loro legame che li unisce per tutta la vita.

Lo spettacolo “Love Letters lettere d’amore” di Gurney del 1990 in scena al Teatro Brancati dal 20 aprile fino al 7 maggio vede Giuseppe Pambieri e Lia Tanzi, una coppia affiatata anche nella vita, che raccontano la strana vicenda di Melissa e Andrew che dall’infanzia alla morte si scriveranno per cinquant’anni tracciando un percorso d’amore e d’amicizia pur possedendo temperamenti e provenienza sociale diverse.

La caratteristica di questa continuità – anche quando avranno esperienze familiari diverse – è quella di una intensa corrispondenza epistolare che spazia anche nel tessuto sociale che li circonda. E se c’è qualcosa che sorprende in queste “Love Letters” è – ripeto – la complicità e anche la casualità che ha reso l’incontro definitivo perché ha funzionato nel tempo per la durata di una vita pur con due personaggi così diversi: capricciosa lei, sinceramente innamorato lui. Nella loro vita c’è stato il momento in cui si sono incontrati e sono diventati amanti ma la loro storia non avrà ulteriori sviluppi o continuità amorose se non un legame epistolare che sublimerà il loro rapporto rendendolo, nel loro genere unico.

In questa storia non accade nulla di speciale se non la documentazione che il loro amore è stato impossibile perché transitorio ma i due personaggi sono stati capaci di portarlo fino in fondo. Infatti è più detto che vissuto questo amore perché – secondo l’osservazione profonda di Luigi Pirandello – la vita o la si vive o la si scrive e loro ne hanno scritto abbondantemente nelle loro lettere d’amore.

In una scena quasi nuda: due poltroncine, due tavolinetti, due leggii, e due attori che leggono e intraprendono un dialogo a tratti interessante a tratti ripetitivo come accade nella vita giocando fra loro in una schermaglia che a volte appassiona a volte annoia.

Due attori che col loro uso della parola reggono uno spettacolo di circa 90 minuti intrattenendo il pubblico con la lettura del testo giocando col carattere di ogni personaggio che nel dialogo dispiega le sfumature umane di un vissuto che se tale non fu non per questo è meno convincente perché frutto di una scrittura letteraria e di un linguaggio scenico che creano un ponte con lo spettatore.

Pubblico attento e interessato alla vicenda dei due “innamorati” ha, alla fine della rappresentazione, applaudito.