La lunga vita di Marianna Ucria
di Carmelo La Carrubba

 


Il romanzo “La lunga vita di Marianna Ucria” di Dacia Maraini rivive sulla scena del Piccolo Teatro della città (mercoledì e giovedì 7 e 8 dicembre) nella impostazione drammaturgica di Raffaella Azim che con le parole dell’autrice esprime i pensieri della protagonista che a tredici anni fu mandata in sposa allo zio. Marianna ricca di famiglia nobile, per questioni di patrimonio, ebbe una vita tormentata costellata di figli nati morti e dell’unico che visse presto ne dovette piangere la morte. Tenne il lutto per il figlio per dieci anni e trenta per il marito. Mentre alla fine del Settecento, nel Secolo dei lumi, l’Europa squarciava il velo delle ingiustizie, Palermo mandava in sposa una piccola sordomuta : una delle tante violenze che si perpetravano all’interno e della famiglia e della società.


Lo spettacolo si apre su una scena nuda in cui l’itinerario attorale è segnato da quattro microfoni, una cassa- panca custode dei suoi messaggi attraverso i quali la protagonista comunica con gli altri e che all’occorrenza funziona come suo personale rifugio.
Raffaella Azim interpreta Marianna in maniera rigorosa ma ne svela con particolare sensibilità i tratti umani, i pensieri, le difficoltà, le amarezze e la scoperta che nel suo rapporto matrimoniale mancava la partecipazione dei sensi. Non solo ma quello di Marianna è l’itinerario di una “muta” che si porta dietro una patologia che grava nel quadro generale.
Raffaella Azim ben diretta da Daniela Ardini e la presenza di Francesca Conte, nel ruolo della cameriera personale racconta di un’anima che soffre fra lutti e sofferenze fino alla determinazione – alla fine – di un viaggio liberatorio nei riguardi di un mondo ottuso e crudele.
Il racconto scenico della Azim è sussurrato: l’attrice scava con sincerità e bravura nell’animo di Marianna che è stata segnata lacerata da una esperienza – per molti versi terrificante – come viene sottolineato dalla colonna sonora in cui i suoni inarticolati di una “muta” esplodono in tutta la loro disumana intensità a testimoniare la violenza subita. Pertanto l’umanità e la sensibilità di Marianna rivivono nel personaggio ben delineato dalla Azim che costruisce – in virtù della patologia della protagonista – la sua difesa in cui trova la forza per elevarsi su una classe ottusa e meschina.
Un personaggio apparentemente semplice ma dai risvolti drammaturgici complessi ben individuati dall’attrice che ne sa rivelare l’animo di una che soffre nella sua linearità del comportamento. Impresa non da poco e ben riuscita.


Intensa credibile la Azim ha coinvolto gli spettatori nel dramma di Marianna rendendoli partecipi della sua vita e per tutta la durata dello spettacolo ne hanno vissuto i momenti salienti.
Pubblico attento interessato per la durata della rappresentazione ha applaudito a lungo e intensamente alla fine dello spettacolo.