La lupa
di Carmelo La Carrubba

 

 

Uno dei punti di forza nella tematica del Realismo Ottocentesco è la fedeltà alla riproduzione della realtà alla stessa maniera della fotografia; l’esigenza di interpretare la foto avvenne dopo nel Novecento con Pirandello che del realismo ne capovolse i capisaldi .Un esempio è l’istantanea: nella breve novella “La Lupa” di Giovanni Verga in cui la protagonista viene così descritta: “Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna – eppure non era più giovane – era pallida come se avesse addosso la malaria…due occhi e delle labbra fresche e rosse che vi mangiavano”.
La narrazione è sempre al limite del documento che fotografa una situazione, un paesaggio, un fenomeno della natura: come l’attività del vulcano a cui sembra identificarsi la protagonista. In questa novella è presente anche il mito della roba: la casa, il podere, il cassettone col corredo, l’uomo che si ama come possesso di un bene materiale e che viene offerto come merce di scambio.
Ma il tema principale è l’amore come passione sfrenata, dipendenza fisica, vissuta senza freni morali o religiosi, licenzioso fino a fare un patto scellerato:fare sposare la figlia al suo amante per non perderlo.
La Lupa rappresenta il male, “un’anima persa” , la “tentazione” che polverizza la volontà dell’uomo.
In questa breve novella, infine, c’è un nodo drammatico che condiziona i rapporti fra i protagonisti: La Lupa, la figlia, Nanni Lasca, i paesani esasperandone la conflittualità.
Temi appena accennati dal Verga e affidati alla fantasia dei lettori.
Fra questi Turi Giordana che ha curato l’adattamento assieme a Guia Jelo nonché la regia e la drammaturgia della novella “La Lupa” per lo spettacolo eponimo in scena al Teatro Brancati.
Protagonista del racconto scenico è l’attrice Guia Jelo nei panni della Gna Pina, una “vinta” mai doma che ha il colore del fuoco nel suo amore per Nanni (garofano pomposo) e scura nella sconfitta come la lava.
Un paesaggio di sciare ben ri-creato da Giuseppe Andolfo i cui costumi riflettono i toni forti della storia. Ben orchestrate le musiche di Matteo Musumeci che della passione e della tragedia ne esprimono l’intensa drammaticità; armoniosi e funzionali i movimenti scenici di Silvana Lo Giudice che rendono fluidificante l’azione del coro. La voce narrante di Michele Placido testimonia di una storia antica che conserva i toni realistici dell’attualità.
Infine la storia della Gnà Pina nella sua essenzialità – come quella degli altri protagonisti – vive sulla crudezza del dramma e i suoi risvolti.
L’attrice Guia Jelo consapevole del ruolo e della sua straripante personalità nei panni della Gnà Pina sviscera tutta la sua seducente femminilità per avere l’uomo che ama. Una interpretazione forte in cui attrice e personaggio si fondono mirabilmente.anche nel tracollo della vinta.
In questa tragedia il dramma della protagonista coinvolge sua figlia Mara interpretata da Ileana Maccarrone ora succube ora accanita oppositrice alla madre quando avverte il suo amore per il marito, Nanni; Il conteso bel giovane è Andrea Galatà nei panni di Nanni Lasca, una bella presenza scenica vittima di un gioco troppo grande per lui; completano il cast Fabio Costanzo, Giovanni Santangelo, Roberto Fazio, Franco Colajenna, Nellina Laganà, Elisabetta Alma, Iraniana Petrone.
Pubblico plaudente durante e alla fine dello spettacolo.