Macbeth
di Carmelo La Carrubba


 

Nel testo di William Shakespeare “Macbeth” si esplora la potenzialità del bene e del male insite nell’animo umano in cui il disordine e la malvagità hanno reso il mondo privo di qualsiasi bellezza. E la storia di Macbeth è quella di un uomo povero di fantasia che, spinto dall’ambizione, dalle profezie delle streghe cioè dal destino e dagli incitamenti della moglie, donna violentemente determinata, viola le leggi morali accettate uccidendo il suo re.

 

E’ lo spettacolo “Macbeth” andato in scena al Teatro Massimo Bellini per lo Stabile catanese che ha avuto come interprete principale, sua la regia, Gabriele Lavia che in esso ha voluto dare una prova di attore a tutto tondo in quanto questo ruolo rappresenta per un interprete la possibilità di esprimere in una sola recita quanto spesso si riesce a fare nell’arco di una vita e cioè l’eros, la follia, l’amore, la passione, la dipendenza, l’intrigo, il dubbio, la viltà, l’omicidio, la perfidia, il mistero, il potere. Macbeth cerca di prendere coscienza del male che lo ha infettato e degli abissi in cui è precipitato ma si considera un caso limite di tragicità ineluttabile della condizione umana perché “la vita non è che un’ombra in cammino”. E infatti l’itinerario verso la consapevolezza è privo di approdi, non c’è da farsi illusioni e la sua fine è ingloriosa perché muore come una bestia braccata.

Componente importante del personaggio è l’istrionismo che si esprime attraverso le maschere più differenti: a secondo dei casi può essere umile o arrogante, tenero o violento, scherzoso o spaventosamente serio, lucido o folle e nel monologo finale solo di fronte a se stesso. E quando le maschere sono cadute l’uomo scopre con angoscia la propria solitudine e la propria abiezione diventando sulla scena personaggio tragico. In questa tragedia il destino è donna sia perché sono le streghe a predire il futuro e l’epilogo della vicenda sia perché Lady Macbeth rappresenta l’azione scenica e drammaturgica nel determinare la furia omicida del marito, nell’alimentare l’eros e la volontà di potenza e di Potere per soccombere alla fine in preda agli incubi e alla follia.

 

Giovanna Di Rauso, nei panni di Lady Macbeth, coniuga fascino femminile e perfidia con una gestualità, una foga, forse eccessivi, sulla padronanza della scena e del ruolo. Gabriele Lavia, dal canto suo, sottolinea la funzione dell’attore ponendo ai lati del proscenio il camerino dell’interprete, da un lato, e i materiali di scena dall’altro lato e la regia tende a svelare al pubblico la verità che sta nella maschera perché sa trasformare “in accattone colui che prima indossava la porpora regale”. Ribadendo così la funzione straordinaria del teatro.


In questa tragedia c’è in più la solitudine esistenziale dell’uomo in balia di forze tenebrose che lo costringono a svelare la propria disperazione, la propria rabbiosa impotenza e inoltre il male crea il disordine che non è eliminabile e non lascia spazio alle forze del bene se non per annientarle creando un panorama di desolazione. Una visione inquietante nella sua terribilità su cui ci costringe a riflettere Shakespeare e lo stesso Lavia Attraverso la funzione dell’attore che mostra allo spettatore, contemporaneamente, il personaggio e l’uomo che ne calza la maschera per rappresentarlo. E’ il gioco del teatro che riflette quello della vita. E in tal senso Lavia e la Di Rauso hanno creato scene drammatiche intense nel loro svolgimento spesso enfatizzandole. La scenografia di Alessandro Camera si basa su determinati ambienti costruiti a dismisura (lettone, specchiere immense come le passioni che riflettono, stanze che si trasformano in lande desolate o in campi di battaglia o in ruderi per esecuzioni) come sono le azioni e il linguaggio scenico degli attori o gli zatteroni del protagonista che costituiscono una tragedia nella tragedia. I costumi di Andrea Viotti sono stucchevolmente novecenteschi. La musica di Giordano Còrapi ha creato una linea melodica che accompagna la vicenda come un dramma ottocentesco. In più ruoli sono le tre streghe Giorgia Sinicarni, Chiara Dogani, Giulia Galani. Completano il cast Maurizio Lombardi, Biagio Foresteri, Patrizio Cigliano, Mario Pietramala, Alessandro Parise, Michele Demarca, Daniel Dwerayhouse, Fabrizio Vona, Andrea Macaluso, Mauro Celaia.

 

Il pubblico ha applaudito intensamente alla fine dello spettacolo.