Mai stata sul cammello?
di Carmelo La Carrubba

 

 

L’attore di origini bulgare, ebreo sefardita, Moni Ovadia milanese da sempre, facendo un raffronto fra la mamma Yddisch e quella napoletana, rilevava che la napoletana – di fronte al figlio che rifiuta il cibo – ricorreva alla violenza  (“T’accido”) mentre la mamma ebrea ricorreva alla dolcezza del ricatto morale (“M’accido”) di contro, nel ritratto di questa madre italiana disegnata da Aldo Nicolai nel rapporto con la figlia ricorre con perfidia all’inganno fino alla delazione per sottomettere la figlia.

Nella famiglia si sa si può creare il calore del nido come l’anfratto del vizio o della sopraffazione, ma in questa commedia “Mai stata sul cammello?” le relazioni familiari, pur nei toni comici della commedia, si svolgono secondo un protocollo dal risvolto drammatico che se non fosse l’ironia a stemperare i toni e a indirizzarli verso una commedia garbata potrebbero sfociare nella tragedia.

Lo spettacolo “Mai stata sul cammello?” in scena al Teatro Brancati per la regia di Romano Bernardi ci fa ritrovare sulla scena una famiglia teatrale ben affiatata con la moglie Alessandra Cacialli nel ruolo di Olga e la figlia Deborah Bernardi nel ruolo di Elsa affiancati da Maria Rita Sgarlato, la teledipendente cameriera Iris. Siamo all’interno di una casa come tante e assistiamo allo scatenarsi di egoismi, all’incapacità di rispettare la libertà dell’altro da parte di una madre, Olga, novantenne ancora arzilla e capricciosa che gioca perfidamente con la figlia Elsa fino a farla sentire un’incapace. Elsa ama un extracomunitario “arabo onesto ma accusato di aver sottratto soldi allo Stato al suo paese e perciò ricercato” e con esso L’Africa e il deserto e vorrebbe poterlo attraversare su un cammello.

E’ chiaro che questo desiderio verrà vanificato dalla madre che le manderà a monte il suo sogno facendo arrestare dalla polizia il fidanzato della figlia

In questo gioco duro si inserisce Iris, la cameriera, anche se suo malgrado, e riuscendo a conquistare la fiducia di madre e figlia ne svela i caratteri opposti e i rispettivi proponimenti.

Abituati come siamo a rappresentare la madre secondo un clichè al miele che spesso tradisce la realtà, rovesciandone le prospettive siamo di fronte al dramma che l’arte ironica del Nicolai smussa fino al sorriso ricorrendo ad una canzone “Mamma sono tanto felice perché ritorno da te” e su queste note cala il sipario su una storia comica ma dai risvolti amari.

Mantenere il ritmo del comico e l’equilibrio fra la durezza dei contenuti e la comicità della forma è l’intento del testo ma è soprattutto lo scopo del linguaggio scenico voluto dal regista e dagli attori che in questo gioco non facile da mantenere – ma brillantemente superato – ognuna di esse ha modo di far emergere le capacità attorali di cui esse sono portatrici.

Alessandra Cacialli usa sia la perfidia come il tono accattivante come la battuta bruciante con la leggerezza dell’attrice consumata e padrona della scena qual è mentre la figlia Deborah Bernardi ci dà il ritratto conflittuale della vittima interpretandone gli stati d’animo della sofferenza e dell’amore-odio per la madre, infine Maria Rita Sgarlato nel raccordare la storia di madre e figlia mostrandocene i caratteri fa emergere la sua figura di donna libera; e l’ha fatto con grazia e sicurezza scenica che è dell’attrice comica.

Pubblico plaudente.