Malìa

A Nicolosi gli Amici del Teatro hanno proposto l’opera di Luigi Capuana

 

 

Sul tema della "magaria", della cosiddetta "opra di lu dimoniu", tipica del superstizioso mondo contadino di fine Ottocento è incentrata l’opera in tre atti di Luigi Capuana "Malìa", messa in scena lo scorso fine settimana al Centro Congressi di via Calvario, a Nicolosi, dalla compagnia "Amici del Teatro" di Nicolosi.

"Malìa", che nell’edizione proposta dagli Amici del Teatro si avvale della regia di Nuccio Pappalardo, fedele a quanto narrato dall’autore di Mineo, propone una storia a tinte fosche, che richiama nel personaggio della combattuta ed ammaliata Jana, le contraddizioni della "Lupa" verghiana e che descrive il tormento, la fragilità della protagonista, alle prese con l’elemento superstizioso della "fattura" che si adatta alla struttura sociale dentro cui vive psicologicamente la donna di quegli anni.

 

La pièce, fra le più alte pagine della drammaturgia siciliana, nella solare e suggestiva scenografia di Domenico Rizzo che ricostruisce il cortile di Massaru Paulu Siddu dove si svolge la vicenda, narra il dramma, la disperazione di Jana precipitata in una sorta di "malìa" per cui è attirata da una passione, quasi incestuosa, per il cognato Cola, sposato con la sorella Nedda. Alla fine il fedele innamorato Nino libererà Jana dalla catena della passione e dall’incantesimo della superstizione uccidendo lo spavaldo Cola.

Nello spettacolo, che si avvale degli eleganti costumi di Graziella Villardita, riscuotono i consensi del pubblico per l’intensa interpretazione Agata Tarso (l’ammaliata Jana), Domenico Rizzo (il fedele innamorato Nino), Stefano Mazzaglia (l’arrogante Cola), Nino Bonanno (Don Sciaveriu), Elisa Bianca (la zia Pina). Contribuiscono poi alla riuscita dello spettacolo Turi Consoli, Giusy Moschetto, Giovanni Di Gregorio, Mimmo Pappalardo, Arianna Consoli, Fausto Bruno, Cristina Anfuso, Stefania Anfuso, Salvo La Rosa, Carmelita Rizzo, Francesco Navarria, Lucia Navarria, Antonio Amore, Edoardo Amore e la voce straordinaria del tenore Giovanni Di Stefano.

La compagnia ha poi esposto i vestiti adoperati nelle opere "Il Berretto a sonagli", "Come prima, meglio di prima", "Uno sguardo dal ponte" ed in apposite bacheche, sistemate nella hall del Centro Congressi, una consistente rassegna stampa sui lavori e sull’attività del gruppo, i premi ricevuti ed altri oggetti in uso. Tutto molto apprezzato ed ammirato dal pubblico

Maurizio Giordano